Etichetta: 7/4 Entertainment and Republic
Tracce: 11 – Durata: 40:12
Genere: Pop, Elettronica
Voto: 8/10

Diciamo che la collaborazione con David Byrne, col quale ha realizzato uno dei dischi più acclamati della scorsa stagione, è servita a Anne Clake per affinare lo stile e produrre un album, il quarto realizzato come St. Vincent, che gli serve principalmente per mettere in mostra le sue personali capacità e la sua cifra, talmente chiari da spingerla a chiamare il disco con il suo stesso moniker.
La cosa più interessante di questo disco è sicuramente la cura per i suoni capaci di abbinare con disinvoltura le sperimentazioni offerte dall’elettronica con canzoni composte con la chitarra a tracolla. La passione per il Jazz, ereditata dallo zio Tuck Andress (di Tuck & Patti), fa spesso capolino assieme al bisogno di mettere in scena una specie di art-rock moderno sia pure colmo di riferimenti altolocati al passato, tra King Crimson e Devo, ma sempre con la capacità di bilanciare l’apparente seriosità con il gioco e l’ironia. Doti sicuramente importantissime quando la materia con cui ci si esprime è così densa di intrinseca pretenziosità. 
St.Vincent si esprime con generosità, mettendo in scena principalmente la sua grande curiosità per la materia musicale che la spinge a fare cose piuttosto nuove, di certo personalissime, sebbene ogni tanto spuntino Laurie Anderson, PJ Harvey o Florence + The Machine. E non pensiate che sia facile farlo presentando qualcosa che non potrebbe mai uscire da un disco di loro tre.
L’album è un bell’esempio di musica d’autore moderna, arricchita da testi ben scritti, capaci di evidenziare tanto la vulnerabilità quanto la forza dell’anima, su un telaio che rinnova il linguaggio del rock in maniera quasi extraterrestre. 

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[youtube:http://www.youtube.com/watch?v=0c5BhXdVBqw%5D

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