Etichetta: Universal
Tracce: 13 – Durata: 49:29
Genere: Pop, Soul, R&B
Voto: 7/10

Old Boy è un bel disco. Niente di trascendentale ma sicuramente molto godibile. Di quei dischi che aiutano nei momenti in cui si ha bisogno di una sferzata di buon umore e che Giuliano Palma pubblica per ritrovare il piacere di scrivere, produrre e cantare musica propria, dopo anni di cover realizzate coi Blue Beaters (il cui timone ora passa a Patrick Benifei) a tempo di ska, reggae e rocksteady.
Per sua stessa ammissione esausto dalle ristrettezze offerte dalle costruzioni un po’ tutte uguali dei ritmi giamaicani, Palma in questa occasione si concentra su altre sue passioni che vanno dal Northern Soul al Rhtyhm & Blues, passando per il pop orchestrale di Burt Bacharach, di cui riprende (unica cover del pacchetto, francamente trascurabile) Always Something There to Remind Me.
Sono tredici brani sanguigni, tutti suonati con pochissima elettronica da una band coi fiocchi, sui quali emerge la voce di Giuliano, un po’ meno grintosa di un tempo ma sempre elegante e perfettamente in parte.
Per il titolo, Palma si ispira alla sua condizione di adultescente ma anche al film omonimo di Park Chan-Wook nel quale il protagonista rimane prigioniero per vent’anni senza conoscere la ragione, più o meno come lui s’è sentito costretto in un ruolo (per altro da lui stesso molto apprezzato) di un buon cantante che fa cover in levare di canzoni famose. Ecco, ora basta: si cambia registro ma senza grandi scossoni. Fabio “sir” Merigo, chitarrista storico dei BlueBeaters, ricopre anche il ruolo di produttore e riesce nel compito di declinare le canzoni dell’album al verbo della musica nera, degli anni 60, del Blue Eyed Soul, Motown, Beat eccetera. Un lavoro di studio molto ben curato che, se fosse uscito qualche anno fa quando il mondo intero impazziva per una certa Amy Winehouse, avrebbe fatto davvero faville. Ma anche oggi, certamente, Old Boy sembra capace per incendiare le autoradio e far battere il piede a tempo a tutti i mods italiani con collaborazioni illustri come quella di Samuel Romano (Subsonica), autore del numero d’apertura Ora lo sai, di Marracash che duetta col King su Come ieri e di Nina Zilli che mette la sua firma sul pezzo sanremese Così lontano.
Delizioso il tocco rhumba de L’estate arriverà e non male il piccolissimo ritorno ai ritmi in levare della brillante 10 passi, spruzzata anche vagamente di tex-mex, ma anche qualche pezzo un po’ meno riuscito (Ad esempio le due ballad Una colpa e Perfetti Sbagliati, che non arrivano al bersaglio prefissato) ma in generale il disco pullula di brani leggeri, ballerecci e contagiosi. Bravo Giuliano, questo (molto più che il precedente GP del 2002) è il disco che volevamo per un credibile punto di svolta.

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