Etichetta: Universal
Tracce: 41 – Durata: 139:41
Genere: Rock, Italiana
Voto: 8/10

Giusto per farvi capire subito da che parte sto, io credo che Hai paura del buio? sia in disco italiano più importante degli ultimi trent’anni, a prescindere dal gusto personale che mi farebbe preferire forse qualche altro titolo. E penso anche che se qualcuno non capisce il suo valore ha dei problemi. Seri.
Dico ciò perché la discussione attorno alla nuova edizione del quarto album degli Afterhours sembra essere la più accesa sui social network dai tempi dell’Oscar a La Grande Bellezza, con twit e post che, gira e rigira, portando quasi sempre alla stessa conclusione: si poteva evitare.

Ebbene, concesso questo (in effetti si può evitare quasi tutto), proviamo a valutare il fatto che gli Afterhours hanno rimesso in commercio il loro disco più importante e cerchiamo di capire com’è.
Facciamo un po’ di storia: Hai paura del buio? uscì nel 1997 col marchio Mescal con le edizioni divenute di proprietà Universal qualche anno più tardi. Uscito di catalogo da tempo, il disco è diventato piuttosto richiesto nel corso del 2013 quando la band di Agnelli (del quale ieri era il compleanno e gli faccio gli auguri, nel caso passasse a leggere) battezzò con lo stesso titolo un progetto multimediale itinerante che coinvolgeva anche altri musicisti (Marta sui Tubi, Il Teatro degli Orrori, Ministri, Daniele Silvestri e Verdena), ma anche attori (Antonio Rezza, Flavia Mastrella, Michele Riondino), scrittori, disegnatori e danzatori. Se ciò non bastasse a ridestare interesse, l’album è risultato “miglior disco indipendente italiano degli ultimi 20 anni” in un sondaggio dell’ultimo MEI (Meeting delle Etichette Indipendenti) ed anche “miglior disco italiano” tra i lettori di Rockit. Insomma, che fosse tutto calcolato o macchinato sembra probabile (e francamente non ci stupisce né scandalizza); di certo non c’era un momento più propizio di questo per rimettere in circolazione l’album.
Ma (eh sì, c’è un ma) Agnelli & Co. hanno cercato di sfruttare l’evento in maniera proficua, mettendo mano al loro disco più celebrato facendone “un evento”. Per prima cosa hanno curato una nuova masterizzazione e, cosa più stuzzicante, hanno aggiunto un secondo CD contenente una versione tutta nuova del disco, completamente riarrangiato e risuonato convocando per l’occasione un po’ di amici a duettare. Il tutto al prezzo assolutamente ragionevole (circa 15 euro per un doppio CD), se considerate che su Amazon.it una copia dell’edizione originale -marchiata EMI- costa 32 euro. (Tutte le disquisizioni sull’edizione limitata 2CD + 4LP a 85 € possiamo liquidarle come “follia per collezionisti” che a noi non interessa).
Vogliamo parlare del disco?
Ebbene: il nuovo remaster, posso assicurarlo nonostante quello del 1997 fosse già brillante, è assolutamente stupefacente. Le chitarre escono molto meglio e la ritmica sembra come liberata da una compressione un po’ limitante della vecchia stampa ma… è un po’ tutto qui. Ed ecco che l’idea del disco di rifacimenti/duetti diventa il progetto su cui puntare nella fase di promozione. I nomi strillati in copertina sono pazzeschi e non mi riferisco a Gred Dulli, Mark Lanegan e John Parish, la cui stima reciproca con gli Afterhours è risaputa, ma a insospettabili come Eugenio Finardi, Edoardo Bennato, Negramaro e Piero Pelù. Possiamo confessarlo tutti tranquillamente di essere andati direttamente alle tracce che coinvolgono questi ultimi e, prima ancora di sentire come Greg Dulli si approcciava a Male di Miele, siamo andati tutti a sentire la versione aggiunta tra i bonus interpretata da Pelù. E nessuno può negare di essere rimasto un po’ deluso nel sentire che Edoardo Bennato abbia voluto cambiare il primo verso di 1.9.9.6, snaturando completamente il brano, per evitare di pronunciare quella bestemmia che forse gli sembrava un po’ eccessiva per il suo personaggio. E sono certo che la curiosità di ascoltare Finardi alle prese con Lasciami leccare l’adrenalina sia stata generalmente superiore a quella riservata all’intro/title track nonostante il fatto che, per mano di Damo Suzuki, abbia perfino gonfiato la durata da 0’35” a 3’00”. Insomma, il manifesto dell’indie italiano degli anni 90, ha trovato il modo più intelligente, divertente e maturo di rinascere anche se a sembrare più interessanti sono quelle versioni che cercano di rimanere più possibile fedeli alle originali, a dimostrazione (se ancora ce ne fosse bisogno) della grandezza di quel disco. Così Il Teatro degli Orrori aggiunge solo un po’ personalità vocale a Dea, i Ministri non si azzardano a cambiare troppo un manifesto come Sui giovani d’oggi ci scatarro su, i Negramaro fanno quello che ci si aspetta da una loro versione di Rapace mentre Samuel Romano canta Voglio una pelle splendida come se l’avesse scritta e sempre cantata (dello stesso pezzo, solo su iTunes, c’è anche una versione di Daniele Silvestri). Buffissima è Senza finestra che Joan as Police Woman trasforma in una ballata un po’ meno lo-fi di quella di Manuel, rendendola perfetta per la sua vocalità. Più o meno quello che accade con Lasciami leccare l’adrenalina coi toni abbassati per adattarsi a un grande vecchio come Eugenio Finardi che sceglie di farne un evergreen pianistico. Simbiosi, via Der Maurer + Le luci della centrale elettrica, mantiene la sua forma sperimental-newyorkese e si adatta perfettamente alla nuova interpretazione di Vasco Brondi con Enrico Gabrielli. Vincenzo Vasi e il suo Theremin personalizza Questo pazzo mondo di tasse assieme a Fuzz Orchestra e Rachele Bastreghi (Baustelle) si cimenta con una versione sospirata e un po’ french di Mi trovo nuovo. Gli stranieri, in genere, azzardano poco e scelgono di omaggiare i brani con più riverenza, chiedendoci di accontentarci della loro presenza. Su tutti vincono gli Afghan Wighs, grazie anche al pezzo (Male di Miele) che potrebbe anche essere cantato da Rita Pavone e sarebbe bello ugualmente. Cosa che non si può dire di Mark Lanegan che appare un po’ poco in parte nonostante la bellezza del pezzo a lui assegnato (Pelle).
Ecco. Il tributo e il riconoscimento a un disco così ingombrante nella discografia dell’icona più amata/odiata del rock nostrano è servito. Forse non è indirizzato a chi lo conosce già ma se qualcuno fosse ancora sguarnito di un pezzo tanto fondamentale nel suo scaffale di dischi, questa è l’inevitabile occasione per rimediare.

Qui la tracklist del disco 2:

  1. Hai paura del buio? – feat. Damo Suzuki
  2. 1.9.9.6. – feat. Edoardo Bennato
  3. Male di miele – feat. The Afghan Whigs
  4. Rapace – feat. Negramaro
  5. Elymania – feat. Luminal
  6. Pelle – feat. Mark Lanegan
  7. Dea – feat. Il Teatro degli Orrori
  8. Senza finestra – feat. Joan as Policewoman
  9. Simbiosi – feat. Der Maurer & Le luci della centrale elettrica
  10. Voglio una pelle splendida – feat. Samuel Romano dei Subsonica
  11. Terrorswing – feat. John Parish
  12. Lasciami leccare l’adrenalina – feat. Eugenio Finardi
  13. Punto G – feat. Bachi da pietra
  14. Veleno – feat. Nic Cester
  15. Come vorrei – feat. Piers Faccini
  16. Questo pazzo pazzo mondo di tasse – feat. Fuzz Orchestra & Vincenzo Vasi
  17. Musicista contabile – feat. Marta sui tubi
  18. Sui giovani d’oggi ci scatarro su – feat. Ministri
  19. Mi trovo nuovo – feat. Rachele Bastreghi dei Baustelle
  20. Televisione (2014) – feat. Cristina Donà & The Friendly Ghost of Robert Wyatt
  21. Male di miele (special track) – feat. Piero Pelù
  22. Bonus track iTunes: Voglio una pelle splendida – feat. Daniele Silvestri
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