Etichetta: Autoprodotto
Tracce: 6 – Durata: 30:58
Genere: Blues
Voto: 7/10

Un nome bellissimo ma “forte” come Blue Blues Klan, soprattutto per una band che si esibisce con dei cappucci a punta, non deve essere facile da portare. Soprattutto perché la band, quel nome, l’ha scelto per delle precise ragioni, che non vanno accomunate con l’organizzazione razzista americana del Ku Klux Klan e che vengono così sintetizzate nel comunicato che accompagna l’uscita del primo disco:
I musicisti del BBK amano visceralmente il blues, pur rendendosi conto che, essendo bianchi, sono totalmente indegni di suonarlo. Ciò nonostante, non possono farne a meno e lo suonano. Ma, per rispetto dei grandi maestri e di tutto il popolo nero che nella storia ha sofferto a causa del popolo bianco, si coprono la faccia (bianca) con un cappuccio… nero!
Con un manifesto di questo tipo, non ci sarebbe bisogno di aggiungere ancora molto: il loro Respect and Devotion parla chiaro fin dal titolo ed infila in mezzo a quattro classici provenienti dal glorioso periodo anni ’50 e ’60, anche due pezzi autografi.
Chi ci sia sotto quei cappucci, però, rimane un totale mistero: nel concetto globale del progetto Blue Blues Klan c’è anche la componente misteriosa e nulla si sa delle loro reali identità. Sappiamo che sono italiani ma in copertina si firmano come Slave #1 (voce, chitarra, armonica), Slave #2 (chitarra, theremin) e Slave #3 (batteria) e stanno cominciando a circolare voci secondo le quali potrebbe esserci (almeno) un nome famoso tra loro.
In attesa che qualche mistero venga svelato, posso dire che questo piccolo disco, con un  bellissimo packaging in cartoncino, fornisce esattamente quello che promette: sei pezzi di blues elettrico, di scuola Chess Records, devotamente rispettosi degli insegnamenti di Willie Dixon, Muddy Waters, Screaming Jay Hawskins e HoudDog Taylor dal quale ereditano anche una certa attitudine punk, grezza e dirompente.
Il mondo delle twelve bar, ha regole precise dalle quali è difficile (e forse proibito) trascendere e i tre BBK vi si attengono con rigore, cercando anche di riprodurre in studio la brutalità dell’improvvisazione, registrando in diretta (e rigorosamente in analogico) senza camuffamenti o artifici.
Mentre il disco suona, e durante tutta la mezzora che lo riempie, c’è solo una cosa che emerge ed è l’inequivocabile devozione verso un genere così connotato nel quale niente è intenzionalmente glamour e dove risulterebbero goffi tutti i tentativi di smacchiare un repertorio che è perfetto così, nella sua consistenza.
Attesi presto in una intensa attività dal vivo, teneteli d’occhio la sezione “Eventi” della loro pagina Facebook e fate qualsiasi cosa per entrare nel Klan.

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