Etichetta: Because
Tracce: 10 – Durata: 41:26
Genere: Pop, Elettronica
Voto: 9/10

Una strana alchimia tra (Electro)Pop, New Wave e Disco, quella messa in scena da Joseph Mount dietro il moniker Metronomy che con Love Letters timbra il cartellino per la quarta volta.
In questo giro il gioco si fa più raffinato, pur rimanendo sostanzialmente quello consueto: suono vagamente retrò, infarcito di vecchie drum machines, tastiere analogiche e chitarre strapazzate, al servizio di canzoni bizzarre che, a volte suonano come dei provini domestici degli Arcade Fire (The Most Immaculate Haircut) e altre volte come un demo perduto dei Soft Cell (Reservoir).
L’umore generale a metà strada tra low-profile e attitudine artistica, per certi versi ricorda l’aridità coatta di Timmy Thomas e finisce per diventare la caratteristica principale della band che, in questo album, viene esasperata a favore di una linearità stilistica quasi eccessiva.
Le qualità di Love Letters emergono man mano che si moltiplicano gli ascolti, evidenziando ogni volta delle ispirazioni diverse, dal retrogusto kitsch/lounge del singolo I’m Aquarius ai rimandi vagamente yè-yè della title track.
Incuriosisce e funziona l’attitudine mesta con cui vengono affrontati brani Cheesy Listening trasformati in inni DIY in stile Fad Gadget, Human League (prima maniera) o Thomas Leer, come se Mount si esibisse nella sua cameretta, tenendo il volume della voce sempre un po’ indietro, per paura di farsi sentire dai vicini di casa. Un approccio che stranisce ma che diventa pian piano irresistibile, sia nelle citazioni moroderiane (Boy Racer) che in quelle Flower-Power di The Mamas & The Papas declinati Mumford And Sons (Month of Sunday).
Dopo l’exploit del precedente album e una popolarità cresciuta moltissimo grazie anche a Pedro Almodovar che li ha messi in sottofondo ai titoli di coda de Gli amanti passeggeri, sarebbe stato lecito aspettarsi un salto sul treno del mainstream, che concedesse alla creatura di Mount di esplorare il dorato mondo delle Top10 e dei tour mondiali negli stadi e invece i Metronomy scelgono un approccio minimale e garbato che riesce ad evocare il pop barocco dei Love (Monstruos) assieme alle squisitezze sculettanti della Motown (Love Letters) senza rinunciare alla raffinatezza e all’intimità che li manterrà ancora per un po’ uno stupendo gruppo da club
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