Etichetta: Locusta
Tracce: 10 – Durata: 43:53
Genere: Italiana, Pop Rock
Voto: 8/10

Nada, tra le cantanti italiane, è probabilmente la più poliedrica, una che è partita da Sanremo, è passata da Piero Ciampi, la Reale Accademia di Musica per poi tornare ai fasti popolari del Festivalbar, di nuovo di Sanremo ma rivolgendosi anche al team dei Consorzio Produttori Indipendenti o agli Avion Travel fino al meglio del nostro indie Rock.
Occupo poco spazio è il suo nuovo coraggiosissimo lavoro col quale inaugura un nuovo (per lei) modo di esprimersi, scegliendo di scrivere e realizzare un disco orchestrale, una specie di concept denso di rimandi contemporanei (ma anche beatlesiani come in Sonia), in cui la matrice cantautoresca rimane ancora quella predominante. Per farlo si rivolge a un team produttivo in grado di tradurre in modo straordinariamente attuale le sue canzoni: Enrico Gabrielli si occupa degli arrangiamenti e dirige un ensemble incredibile che unisce musicisti di estrazione classica solitamente dediti al pop e al rock come Rodrigo D’Erasmo, Daniela Savoldi, Domenico Mamone, Alessandro Grazian, Sebastiano De Gennaro e Roberto Dell’Era mentre per la produzione si affida a Tommaso Colliva, il nome più in vista tra i giovani produttori di casa nostra. Il risultato è molto affascinante perché Nada riesce a evocare il songwriting di PJ Harvey senza snaturare troppo la sua origine di cantante leggera (all’)italiana e mantenere una credibilità personale davvero difficile da paragonare a quella di altri colleghi nazionali con la sua anzianità artistica. Le canzoni alternano ballate amare a momenti più brillanti e leggeri, costruendo un mondo talmente vario(pinto) da resistere all’insistenza di chi cerca di collocarle inutilmente da qualche parte. E lei, Nada, ha la capacità di non sembrare mai eccessiva o pretenziosa: si sente in ogni singola traccia l’umiltà e la serenità con cui si approccia al suo lavoro e si intuisce che prima del successo commerciale a lei interessa riuscire a fare un prodotto che la rispecchi e la incarni. I testi sono tutti molto belli con uno, quello di L’ultima festa che riprende quello di Asciuga le mie lacrime incisa su Tutto l’amore che mi manca del 2006.
Personalmente avrei preferito qualche concessione in più all’orecchiabilità dei ritornelli di facile presa (come quello, per dire dell’ottima ed antemica Questa vita cambierà) ma il disco rimane comunque una prova splendida di una delle nostre più intelligenti interpreti ed autrici.

 

[youtube:http://www.youtube.com/watch?v=0sUGPcBauoo%5D
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