Etichetta: Constellation
Tracce: 10 – Durata: 42:12
Genere: Art Rock
Voto: 8/10

Carla Bozulich ha annunciato Boy come il suo personale approdo alla forma-canzone tradizionale, dopo gli anni “sperimentali” con band tipo Ethyl Meatplow, Geraldine Fibbers e (soprattutto) Evangelista. Sicuramente una dichiarazione da prendere con le pinze, conoscendo il personaggio, e difatti l’album ammette derive tradizionali ma rimane fermamente ancorato all’avanguardia e alla ricerca.
In effetti, analizzandole profondamente, le canzoni di Boy non nascondono una costruzione avvicinabile a quelle della musica pop tonale ma in generale vengono investite di una produzione densa di elementi ricercatissimi, che toglie loro qualsiasi volontà da air play eviscerandole di qualsiasi parvenza pop. Non che sia un male, s’intende, ma forse -ecco- parlare di canzone tradizionale è un tantino azzardato, pur non mancando momenti di alta fruibilità come in DancelandDon’t Follow me.
Personalmente avrei preferito un po’ meno trattamenti sulla voce, ché quando è pulita e chiara ha qualcosa di stratosferico e di magnetico, ma forse nella scelta generale dei suoni è sembrato coerente applicare elementi disturbanti anche in quella pista, un po’ alla maniera della prima Laurie Anderson
A collaborare massicciamente all’album ci sono JHNO, al secolo John Eichenseer e il “nostro” Andrea Belfi, tra i più poliedrici batteristi della scena Alt degli ultimi anni.
Come si diceva, ascoltandole nel dettaglio, ci si accorge che le canzoni di Boy nascondono progressioni facilmente assimilabili a quelle del Blues e del Rock e, in questo senso, appare illuminante il processo evolutivo che le ha trasformate in queste dieci maschere di sangue ed acciaio, imprigionate come sono in applicazioni di arrangiamento talmente eccellenti da lasciare l’origine sempre dietro ad un vetro satinato che ne lascia intravedere le regole con parsimonia.
Il disco è molto interessante e il lavoro prefissato sembra riuscito in pieno: anche quando si è ingannati da un apparente eccesso di materia cerebrale, ad emergere è principalmente l’immenso lavoro di sottrazione che lascia addosso un prezioso senso di appagamento ed eleva il prodotto ad opera d’arte.

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