Etichetta: Mute
Tracce: 11 – Durata: 55:12
Genere: Elettronica, Dance
Voto: 7/10

Liars sono uno di quei gruppi senza caratteristiche. Di quelli che non sai mai cosa aspettarti quando affronti un loro nuovo album. Un plusvalore perché riescono a muovere la nostra curiosità anche quando il prodotto è diametralmente opposto a ciò che avevamo previsto.
Con questa premessa non vorrei allarmare i sostenitori della band newyorkese ma, in caso, semplicemente metterli in guardia. Con Mess siamo agli antipodi del precedente WIXIW, dove regnava sovrana un’elettronica minimale e di derivazione sperimentale, e ci si addentra in una sorta di dance greve, che fa tornare alla mente certe formazioni estreme degli anni 80 come Nitzer Ebb o Borghesia: cassa in quattro, sequencer ossessivi e linee melodiche vagamente gothic. 
La produzione, firmata da Angus Andrew coadiuvato dal californiano Timothy “Q” Wiles (noto nell’ambiente per il progetto Überzone), è piuttosto efficace e preannuncia live set infuocati o, sarebbe il caso di dire, ancora più infuocati del consueto, allargandosi in territori danzerecci che ben si coniugano con l’esperienza live di una band che in genere dal palco non si risparmia.
Mess, nonostante il titolo, è uno degli album più “quadrati” dei Liars e pone la sua arma provocatoria proprio nel fatto di essere così lineare e ingenuo che, volendo, può essere letta anche come il gesto provocatorio di una band che ha acquisito una credibilità tale da da essere spesso circondata di un’aura nella quale si sentono probabilmente un po’ imprigionati. Come se Liars fossero difficili da denigrare, anche quando sbagliano il bersaglio di proposito. Il loro “problema” è che un album azzardato come questo non fa che confermare la loro strabiliante creatività.

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