Etichetta: Lizards Records
CD: 4 – Durata: 59:48, 39:53, 55:01, 51:34
Genere: Sperimentale
Voto: 7/10

Ci sono in Italia personaggi straordinari come Claudio Milano. Ne ho parlato in varie occasioni, in sede di recensione dei dischi realizzati coi Nichelodeon ed oggi mi trovo a segnalare un cofanetto ricchissimo che contiene ben quattro CD, due attribuiti proprio ai Nichelodeon ed altri due alla formazione In Sonar. Una dose massiccia di musica e di suoni che col termine sperimentale non illustrano che una vaga idea di quello che contengono. Claudio, dicevo, è straordinario ma è soprattutto un personaggio che studia le possibilità della sua voce, così come fosse uno strumento. Si analizza e si mette alla prova in continuazione, abbinando alla ricerca anche una certa dose di cultura intellettuale ma con una capacità narrativa tutt’altro che supponente.
L’Enfant et le Ménur (In Sonar) si inoltra nei territori dell’infanzia, analizzandone le capacità interpretative che riescono sempre a riconoscere una lingua ed un linguaggio alternativi, grazie al filtro naturale dell’età pre adolescenziale, spugna inestimabile di conoscenza, meraviglia e stupore. Al lavoro partecipano decine di musicisti da ogni parte del mondo (Pat Mastelotto, Elliott Sharp, Walter Calloni, Ivan Cattaneo, Paolo TofaniTrey Gunn e moltissimi altri) coi quali condivide una serie di composizioni proprie alternate ad omaggi inestimabili a The Velvet Underground (Venus in Furs), David Bowie (Warzawa), Charles Gounod (The Simpsons sing Gounod) e Tim Buckley (Songs to The Sirens).
Bath Salts (Nichelodeon), invece, è più politicamente connotato e gode dell’affiatamento che Claudio ha con la sua band più celebrata, elaborando temi musicali complessi ma affascinanti capaci di abbinare Roberto Vecchioni (la cui Stranamore viene citata in Giulia, nata in 7 mesi, morta al primo appuntamento) e Peter Hammill di cui viene offerta una struggente versione dell’immortale This Side of The Looking Glass che l’autore originale aveva inciso in uno dei suoi album più complessi: Over del 1976.
Il lavoro è mastodontico e, più che altro per questa ragione, non è proprio facilissimo da affrontare ma l’intenzione di questi quattro dischi non è quella di accompagnarci mentre beviamo un cocktail a bordo piscina. C’è bisogno di dedizione e di attenzione. L’avanguardia è sicuramente una componente importante nella musica di Claudio Milano ma nel suo modo di esprimersi c’è anche molto teatro, cinema, arte astratta e una magnifica attitudine che riesce ad unire due componenti agli antipodi come la poesia e la matematica.