Etichetta: Future Classic
Tracce: 12 – Durata: 51:41
Genere: Elettronica, Downtempo
Voto: 6/10

Proprio come fosse costruito sul vetro, il disco d’esordio di Chet Faker (Built on Glass) si muove lieve, su una musica elettronica minimale e quasi lounge che si affianca a quella prodotta da musicisti come James Blake o, per sommi capi, ai Portishead (dai quali prende un corposo utilizzo del piano Rhodes) proponendo atmosfere sognanti e vagamente chill-out che prendono in prestito certe soluzioni R&B adattandole alle più moderne soluzioni sonore.
Purtroppo, oltre a qualche nome “di grido” evocato dall’ascolto dell’album, rimane veramente poco da dire: manca una fondamentale componente di originalità capace di fare la differenza. Senza che questo invalidi totalmente l’album, che rimane comunque di gradevole fruizione, bisogna ammettere che non è questo un disco che cambierà le regole. Si ascolta con piacere e senza particolari doti negative ma rischia di non lasciare la voglia di rimetterlo a suonare. Come se il primo ascolto riuscisse in qualche modo a dire tutto ciò che doveva e non alimentasse curiosità di alcuna sorta.
Chet Faker (che all’anagrafe è Nicholas James Murphy ma non è neanche lontano parente di Mr. Lcd Soundsystem) è un DJ/Produttore australiano che è riuscito a farsi notare nell’ambiente dei night club per una serie di remix e di singoli molto interessanti ma che, evidentemente, non ha saputo portare nella sua opera-prima quella sufficiente dose di inventiva che avremmo avuto ragione di aspettarci.
Perfetto per una serata romantica, da lasciare in sottofondo, ma compitato con troppe poche ambizioni nonostante alcuni passaggi lascino intravedere inequivocabili capacità di Murphy, tali da farci sperare in un (suo) futuro interessante. Aspettiamo.

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