Etichetta: LDS
Tracce: 7 – Durata: 28:48
Genere: Rock
Voto: 6/10

Il genere affrontato dai vicentini Claytoride è un Rock venato equamente di progressive inglese anni 70 e di Grunge americano anni 90 con soluzioni talvolta curiose e interessanti ma, ahimè il più delle volte, piuttosto scontate.
Con For His Wine And Chamber, il gruppo mette in scena un breve album che illustra una notevole capacità esecutiva assieme a un interessante modello di scrittura ma che fa fatica a esprimere una direzione univoca e, soprattutto, in grado di sfondare il muro della curiosità del pubblico dei giovani che, presumibilmente, è quello a cui la band intenderebbe rivolgersi.
Le sette tracce del disco cercano di andare in direzioni diverse salvo poi ritornare inequivocabilmente sotto il marchio di fabbrica della bande questa è la cosa che, in linea di massima, va segnata tra i lati positivi di questo album. Il problema è che oltre ad una coesione di fondo, ai Claytoride manca un “genere”. Ci sono decine di passioni e di muse ispiratrici (non faccio nomi ma l’area temporale è quella sopra descritta) ma non c’è una riconoscibile linea di condotta. L’uso dell’inglese, poi, non è di grande aiuto per dei testi che, scritti anche con un certo impegno, rimangono un po’ indietro costringendo l’ascoltatore a provvedere alle traduzioni.
Intendiamoci, l’album non è da buttare senza appello, tutt’altro. Contiene alcuni spunti che lasciano intravedere potenzialità interessanti e che non lascia molti dubbi sulle capacità della band di accendere il pubblico durante i concerti. Il disco, però, sembra un campionario senza direzione.
Ed è un peccato perché la qualità dei musicisti balza immediatamente alle orecchie e gli strumenti in mano a loro sembrano davvero nel posto giusto. Basterebbe affinare un po’ l’intenzione per renderla meno “simile a…” ed avremmo, oltre ad una band coi fiocchi, anche un disco da mettere a tutto volume.