Etichetta: Editions Mego
Tracce: 7 – Durata: 43:27
Genere: Elettronica
Voto: 8/10

Probabilmente molti di voi ricordano perfettamente la prima volta che hanno ascoltato Endless Summer di Fennesz. Son quelle cose che accadono quando ci si ritrova al cospetto di qualcosa di epocale, di nuovo e di sconvolgente. Caratteristiche che, quando si trovano in un disco, difficilmente lasciano indifferenti. E quel disco di Christian Fennesz è sicuramente tra quelli che passeranno alla storia. Per aver dato una scossa al mondo della musica elettronica, per aver introdotto nell’immaginario generale il concetto di laptop-music e per essere riuscito a modificare le possibilità di un computer abbinato alla composizione. Non che prima non si fossero fatti esperimenti in questo senso, tutt’altro, ma Fennesz è colui che ha posato il primo mattone di una costruzione che, nel decennio seguente, si sarebbe su di esso appoggiata per motivare un’intera generazione di musicisti elettronici.
Il suo nuovo disco, Bécs, arriva dopo una pausa lunghissima e, sebbene sia difficile riconoscergli caratteristiche anche vagamente equiparabili a quelle del suo capolavoro del 2001, sorprende per l’inestimabile qualità della proposta. C’è il consueto mondo stralunato della musica di Fennesz, con la chitarra elettrica che insudicia le texture lisergiche prodotte dal computer e non c’è nessuno al mondo che riesca a farlo bene come lui, con connotazioni talmente peculiari da rendere immediatamente riscontrabile la firma posta in calce ad ognuno dei sette frammenti dell’album.
Ci sono luci e colori diffusi per l’intero lavoro che affascinano per la mirabolante capacità di rendere poetici questi suoni aciduli, gorgoglianti e strapazzati digitalmente. Perché se la musica elettronica di questo genere riesce a stare indifferentemente sia nel passato che nel futuro, c’è qualcosa di estremamente difficile nel compito di renderla perfetta per il presente. Un compito che a Christian Fennesz riesce in maniera talmente naturale da lasciare spesso meravigliati. La tecnica esecutiva, i mezzi e la scrittura possono riempire pagine di analisi critiche ma finirebbero inesorabilmente per apparire sterili. La musica di Bécs è pura evocazione, scombussola la mente e la percezione, è pop, jazz e lounge; articola i suoi temi nell’etere, non ha inchiostro né orologi. È anche il primo album in cui l’autore cerca di introdurre dei temi veri e propri, generando il suo album più diametralmente tonale, inventando, ancora una volta, qualcosa che prima non c’era. Ma che ci sarà d’ora in poi.

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