Etichetta: Parlophone
Tracce: 12 – Durata: 46: 58
Genere: Pop Rock
Voto: 9/10

Non essendo la prima volta che Damon Albarn pubblica un disco a suo nome, è difficile definire Everyday Robots come il suo esordio solista ma, in un certo senso, è proprio quello che è.
È la prima volta, infatti, che Albarn realizza un vero e proprio disco di canzoni, di quelle che lui sa scrivere così bene, con un metodo che è tipico degli album, così come li ricordiamo noi che siamo appassionati di musica leggera da tanto tempo. Un esordio, dunque, di quelli talmente convincenti che anche il suo stesso autore ha scelto di non nascondersi dietro a pseudonimi, moniker o identità fittizie, interpretando semplicemente
 Damon nel suo bellissimo disco solista, coraggioso e intelligente perché non c’è una sola canzone che evochi troppo il suo passato o che sembri un pezzo dei Blur (o dei Gorillaz, o The Good The Bad And The Queen) mostrando, piuttosto, una profondissima capacità di mettersi a nudo in una raccolta soavemente intima, con brani adattissimi ad un artista che calca le scene da talmente tanti anni da aver compreso alla perfezione il salto generazionale che la sua musica ha dovuto affrontare per apparire credibile.

Everyday Robots è principalmente un lavoro maturo che illustra le capacità musicali di un personaggio impregnato di passioni ma in grado di metterle in scena senza perdere mai in personalità. C’è Burt Bacharach (Lonely Press Play), Andrew Lloyd Webber (Mr.Tembo), la musica nera (Hostiles) e perfino Brian Eno (in persona, alla voce su You And MeHeavy Seas of Love).
Tutto scorre tra delicate melodie e ritmi soffusi, con utilizzo di strumenti bizzarri coniugati ad un elegante uso dell’elettronica, lasciando alla fine un senso di pace tonico e rincuorante.
Come se fosse venuto un amico a casa a darci un po’ di coraggio per affrontare le difficoltà della vita, il disco termina lasciandoci un sorriso sulla faccia. Missione compiuta.

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