Etichetta: Nonesuch
Tracce: 11 – Durata: 45:09
Genere: Power Pop
Voto: 6/10

Forse perché la loro proposta ha sempre avuto un qualcosa di squisitamente pop ma The Black Keys sono riusciti a sopravvivere alla moda dei Power Duo, arrivando ai giorni nostri con un’offerta ancora piuttosto interessante. A differenza di White Stripes e Blood Red Shoes che, per esempio, erano più indirizzati a rivalutare la crudezza del Blues e del Rock fatto con due accordi, il duo di Akron ha sempre puntato a quella visibilità da classifica che ha permesso loro di finire nei nastroni da supermercato facendo fischiettare anche l’ascoltatore distratto da autoradio. E Turn Blue non fa eccezione, esattamente come da previsioni vomitate a paroloni dalla critica mondiale quando il singolo Fever aveva fatto la sua apparizione qualche settimana fa. Tutti ad accanirsi in base a una smaccata vicinanza stilistica con ciò che i tasti neri avevano prodotto (in particolare) nei due precedenti album. Ma, passata la sbornia da haters, tutti tutti hanno dovuto riconoscere che il suo riff sciocchino e banaluccio è davvero un gioiellino da manuale, contagioso e irrinunciabile. 
Il resto del disco, con qualche piccola variante, si muove su quel terreno e semina germogli di Rock-blues ottuso e ignorante, un po’ risaputo ma talmente ben congegnato da renderci immediatamente dipendenti. 
E qualche invenzione (chiamiamola così), tendente a differenziare The Black Keys dalla precedente produzione, Auerbach e Carney la mettono in bella evidenza, ricordandosi, per dirne solo qualcuna, di aggiungere qualche ingrediente proveniente dalla psichedelia europea classica dei Pink Floyd, sia quelli di Syd Barrett (Weight Of Love) che quelli di Roger Waters (Bullet In The Brain) ma anche le orchestrazioni lounge di Piero Piccioni e Ennio Morricone (Year In Review, un vero gioiellino!), i riff al pepe nero di Keith Richards (Gotta Get Away) fino a un funk-pop che ricorda un certo Prince (10 Lovers).
Insomma, sì: è la solita zuppa ma i due ragazzotti, hanno curato benissimo i condimenti, lasciando inalterato il gusto, arricchendolo all’occasione di spezie piccanti e di esaltatori di sapidità. Aggiunta finale, l’immancabile prezzemolo, sotto le mentite spoglie di Danger Mouse in produzione.

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