Etichetta: Tranquillo Records
Tracce: 7 – Durata: 35:06
Genere: Ambient, Sperimentale
Voto: 8/10

La musica di Federico Mosconi, nello specifico quella di questo disco, può essere definita Ambient, seppur in maniera impropria, perché del genere inventato da Brian Eno mutua un certo gusto per l’elaborazione sonora e un minimalismo concettuale di alta ispirazione. Epperò, ascoltando il suo disco Acquatinta, appare evidente che ci sia davvero di più. L’album, licenziato dall’irlandese Tranquillo Records (marchio della Psychonavigation), è il primo che Mosconi pubblica a suo nome ma non corrisponde certo ad un esordio, essendo stato in passato membro di una prestigiosa band Pop (E102) oltre che chitarrista classico di una certa rilevanza con anche qualche intrusione nella musica elettronica, sperimentata col duo S.N.O.W., assieme al compositore contemporaneo Mauro Graziani
Questa volta, in totale solitudine, Federico prova ad esprimersi con un linguaggio ampiamente empirico, libero dai canoni tipici della musica tonale per affrontare principalmente l’intenzione di abbinare i suoni delle sue chitarre (classiche ed elettriche) con elementi sonori molto affascinanti che partono dal rumore per diventare suono: oggetti, percussioni improprie, chitarre “preparate”, un pizzico di elettronica e perfino un intervento vocale, riescono a creare un mondo evocativo e rilassante che non mancherà di affascinare gli ascoltatori più attenti ma anche quelli più distratti ed occasionali.
Sebbene in qualche occasione Acquatinta sfoci nel rumorismo quasi industrial, a prevalere sono principalmente le sette note, che sono la materia nella quale l’autore è più competente. Non ci sono mai suoni o momenti disturbanti senza un preciso scopo nello svolgimento dei temi; e le texture armoniche hanno regole talmente precise che, sebbene siano principalmente opera di improvvisazione, lasciano intravedere un pentagramma prima ancora che l’onda sonora degli elaboratori elettronici. 
Federico Mosconi firma un piccolo gioiellino in grado di dimostrare che, anche in Italia, abbiamo musicisti coraggiosi capaci di affascinare e di sorprendere per l’abilità, tutt’altro che banale, di sperimentare conoscendo profondamente la musica. Caratteristica che, almeno in questo caso, fa davvero la differenza.