Etichetta: AMS
Tracce: 11 – Durata: 58:44
Genere: Pop Rock
Voto: 6/10

Pensare che Marco Masoni arrivi dal progressive (suonava nei Germinale) fa un po’ strano, se lo si incontra ascoltando il suo primo album solista. Poi, però, procedendo con l’ascolto diventa evidente che la sua musica pop prende da quella canzone d’autore che proprio dal prog prese vita una quarantina di anni fa. Penso a Lucio Battisti, che ha diviso spesso le sedute di registrazione con la PFM, a Franco Battiato, che iniziò proprio accodandosi al fenomeno della musica cosmica, che del prog era la deriva più “elettronica” o a Ivano Fossati, che a inizio carriera militava nei Delirium e allora tutto torna. Il suo primo disco, Il multiforme (paesaggi catartici e operette morali), che ha un titolo corredato di sottotitolo come nella miglior tradizione seventies, è un bell’esercizio di stile, realizzato sulla strada della musica leggera di quel periodo creativo che furono gli anni ’70, dimenticando i passi fatti nel frattempo dalla canzone nostrana.  Se non è difficile sentirci qualche soluzione sfruttata da colleghi come Max Gazzè, DenteNiccolò Fabi, in questo disco c’è un’intenzione decisamente più esplicita di recupero, con qualche lieve smussamento negli arrangiamenti, ma giusto per portare queste canzoni in un momento storico indefinito che talvolta da l’impressione di trovarci fuori dal tempo. Non è una cosa negativa, principalmente per il fatto che è evidente l’intenzionalità ma, con l’inequivocabile capacità compositiva di Marco, si sarebbe potuto osare un po’ di più nella direzione pop e rendere almeno quattro o cinque delle canzoni di questo disco delle autentiche bombe da classifica.  Ma mi accorgo che questi sono i pensieri che potrebbe fare chi che cerca il profitto prima di tutto. E Masoni, al contrario, sembra molto più tipicamente un artista che preferisce esprimersi con la lingua che conosce meglio senza infrastrutture di mercato e con una libertà davvero invidiabile.

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