Etichetta: 429 Records
Tracce: 11 – Durata: 45 28
Genere: Pop Rock
Voto: 6/10

“E’ il miglior lavoro della band, da moltissimi anni a questa parte. Meteorites è quello che gli Echo & The Bunnymen dovrebbero essere: intoccabili, celestiali, belli e reali. Questo disco mi ha cambiato la vita”.
Sono le parole con cui Ian McCulloch ha annunciato alla stampa il nuovo disco della sua storica band, a cinque anni dal precedente.

Inizio immediatamente col dire che sono piuttosto d’accordo con lui: il disco è uno dei migliori tra quelli che la band ha prodotto dall’inizio del secolo, per la sua capacità di presentarsi fresco ed attuale con maturità, nonostante una certa (inevitabile?) rincorsa a quegli stilemi che riconducono al passato glorioso dei loro anni giovanili. Poi, certo, io non avrei usato termini come celestiale o intoccabile (e nemmeno bello, forse) parlando di qualcosa di mio ma… io non sono McCulloch. 
Le dieci canzoni del pacchetto si muovono tutte attorno alla decenza, senza mai farci urlare di gioia ma anche senza particolari difetti. C’è una qualità generalmente buona, anche se talvolta si eccede un po’ troppo in arrangiamenti ridondanti e sbrodoloni.
Si apprezza la freschezza vocale di McCulloch, che tanti emuli ha generato nel decennio passato, ed anche la misurata tecnica chitarristica del buon Will Sergeant, sebbene gli vengano lasciate troppe poche occasioni per dimostrarlo, soffocato da tappeti invadenti di archi e tastiere.
Tra i momenti migliori c’è sicuramente Constantinople, con un andamento arabeggiante ben inserito nelle trame di una canzone pop che si avvicina a quella Bring on the Dancing Horses che li portò in vetta alle classifiche (anche in Italia) a metà degli anni 80. L’altro numero rimarchevole è offerto da Market Town che è forse la canzone più incline a mettere in scena la linfa creativa dei Bunnymen di oggi, sapientemente intrisa di New Wave e Psichedelia (tra U2 e The Stone Roses) ma con un occhio alle tendenze attuali.
Ma… pur con questi numeri interessanti, la sensazione alla fine del disco è che Echo & The Bunnymen abbiano limitato al massimo gli sforzi, realizzando un album necessario a giustificare un tour nel quale sapranno dare il meglio quando si appelleranno al repertorio passato.

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