Artista: The Doors
Etichetta: Elektra
Anno: 1968

Come succede spesso nel mondo della musica Rock, il successo commerciale arriva in concomitanza col numero meno efficace della discografia. Anche per The Doors successe che il primo numero uno in classifica si verificasse con l’uscita di Waiting For The Sun, il loro terzo album che è, piuttosto indubbiamente, anche il meno innovativo della trilogia iniziale sebbene, riascoltato 45 anni dopo la sua uscita, non manchi di affascinare per la sua godibile freschezza.
Il merito del successo è in buona parte dovuto al pezzo di apertura, Hallo I Love You, brano di respiro beat-mod che, sia pure sorretto da un’andatura meno aggressiva, è sicuramente ispirato dalla musica dei Kinks. Il brano, uscito su 45 giri, ebbe lo stesso tipo di primato dell’album nella classifica dei singoli, piazzandosi al numero uno e arrivando al 15° posto in UK. 
Il resto del disco si muove su terreni piuttosto diversi e sicuramente meno pop con esplorazioni di linguaggi nuovi per la band come il flamenco di Spanish Caravan e il talking-blues di Not to Touch The Earth che inizialmente era un frammento della lunga (ed all’epoca inedita) The Celebration of The Lizards che avrebbe dovuto riempire l’intera facciata A dell’album se i Doors l’avessero terminata nei tempi imposti dal contratto discografico (una versione dal vivo si trova sul doppio Absolutely Live del 1970 mentre una ricostruzione delle session originali è stata inclusa come bonus nella riedizione di Wating For The Sun uscita per il 40° anniversario). 
The Unknown Soldier affronta il tema, pressoché obbligatorio per l’epoca, dell’antimilitarismo, opponendosi alla guerra con messaggi (a dire il vero piuttosto naif) pacifisti e rassicuranti. Ad aggiungere benzina sul fuoco, la band girò un filmato (che vedete in calce) che scatenò parecchie polemiche tra l’opinione pubblica a causa di una mise-en-scène in cui si vede Jim Morrison mentre viene fucilato. Un espediente comunque efficace perché fece parlare parecchio del brano che, uscito come secondo singolo, ottenne un altro discreto piazzamento in classifica.
Di ispirazione politica è anche la conclusiva Five to One nella quale Morrison si accanisce contro le generazioni precedenti schierandosi dalla parte dei  “giovani” che, secondo le statistiche dell’epoca erano “uno su cinque”. “Loro hanno le armi, ma noi siamo in tanti! vinceremo noi perché stiamo prendendo il sopravvento…” Queste erano le parole che lo hanno reso uno dei brani più celebrati dell’intero album.
Curiosamente, seguendo un trend piuttosto bizzarro ma consueto di quel periodo, il brano con lo stesso titolo dell’album non è qui incluso e verrà pubblicato nel successivo, Morrison Hotel.
La caratteristica sonora più rilevante è quella che vede il passaggio di Ray Manzarek all’organo Gibson G-101 che offriva possibilità ben più avanzate del Vox Continental utilizzato nei lavori precedenti. Questo, assieme a un particolare ammorbidimento delle stravaganze vocali di Morrison, hanno tramandato ai posteri questo disco come quello più strettamente soft della loro discografia. Nondimeno si tratta di un album molto vario e vigoroso, dove il songwriting della band compie il piccolo miracolo di condensare in brani di esile durata, tutta la forza espressiva del rock elaborato di quegli anni.

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