Etichetta: Parlophone
Tracce: 9 – Durata: 42:18
Genere: Pop Rock
Voto: 4/10

Piuttosto azzerati dalla loro stessa indulgenza sonora, i Coldplay continuano ad essere una delle band più apprezzate del pianeta e, forse per questa ragione, ripropongono con insistenza un metodo di scrittura di profilo (artistico) basso, per evitare scossoni sgraditi (alla casa discografica) in Top 10. 
Posto che la loro musica è sempre stata piuttosto lontana dal Rock nel senso “ribelle” del termine, ad inizio carriera avevano colpito per la capacità di mettere nei dischi un universo fatto di canzoni orecchiabili ed efficaci, dirette a un pubblico adolescente che poteva riconoscersi nei disagi, nei sogni e nelle speranze espresse dai loro testi. 
Poi, una decina di anni fa, all’uscita di X&Y, c’era chi si chiedeva come come mai loro maturazione personale non fosse riuscita a generarne anche una artistica ed oggi, col nuovo Ghost Stories, suppongo non ci sia nemmeno più il bisogno di porsi certe domande. Coldplay non sono più una band, non sono persone: sono un nome, qualcosa di totalmente impersonale, al servizio di un prodotto gassoso ed anonimo che non colpisce, non appassiona e non risulta nemmeno fastidioso quando passa alla radio. 
Se Viva la Vida e Mylo Xyloto minacciavano seriamente di inghiottire la band, Ghost Stories completa l’opera annullandone definitivamente i connotati. L’album è totalmente inesistente, composto da nove brani sommessi, gonfi di ridondanze elettroniche e pacchiane derive decadenti che sembrano sul punto di arrivare da qualche parte ma che riescono sempre a fermarsi un metro prima del traguardo, lasciandoci attoniti ad aspettare un colpo in testa che, quando arriva, è quello di un martello di gommapiuma.
L’effetto “telefonato” di ognuna delle tracce nasconde sempre qualcosa di irritante. L’ascoltatore si sente spesso ingannato. Per dire, è come se Chris Martin fosse seduto su un muretto a piangere disperato ma, quando ci si avvicina per consolarlo, saltasse fuori la voce del regista che dice “Stop!”.
Ghost Stories non ha mai un momento di sincerità. La musica pop eviscerata ed esangue lascia il posto all’effetto notte, congelando gli attimi nell’esatto istante in cui si verificano. 
Coldplay, oggi, sono probabilmente la band più famosa al mondo, un po’ quello che U2 erano stati negli anni ’90. Ed è molto probabile che la loro sia più una strategia che un percorso, come a dire: “sempre meglio che lavorare in miniera”. Sinceramente sono d’accordo ma, così come comprendo il disagio di lavorare in miniera, altrettanto sono sicuro di poter fare a meno delle canzoni di questo disco.

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