Sono passati cinque anni dal 25 giugno del 2009.
Michael Jackson era nella sua casa di Holmby Hills a Los Angeles quando fu colpito dal malore che gli fu fatale. Stando alle dichiarazioni del Dott. Conrad Murray, medico assunto dalla Aeg Live che stava programmando l’attesissima rentrée presso l’Arena 02 di Londra, la notte del 24 giugno 2009 somministrò al cantante l’anestetico Propofol nonostante avesse già dato alcune dosi di Benzodiazepine (psicofarmaci) allo scopo di fargli prendere sonno, cosa che avvenne qualche minuto più tardi in maniera, ahimè, definitiva. Secondo le ricostruzioni, il medico lasciò Jackson da solo per un paio di minuti (quelli necessari per andare in bagno), nonostante il paziente non fosse attaccato ad una pompa d’infusione, obbligatoria per regolare la somministrazione del Propofol. Tornato nella stanza pochi minuti più tardi, si accorse che Michael non respirava più e iniziò a praticare un massaggio cardio-polmonare. Purtroppo questo tipo di rianimazione ha effetto solo se viene praticata col paziente sdraiato su una superficie rigida e non su un letto che, a causa dell’elasticità, lo rende totalmente inefficace. 
Durante le indagini si scoprirà che dopo la somministrazione del Propofol, il Dott. Murray non s’era assentato per andare in bagno ma per inviare email e fare telefonate da due diversi apparecchi, da nessuno dei quali risultano chiamate verso ambulanze o richieste di soccorso. Una delle email inviate era destinata a un funzionario della Lloyd’s, l’assicurazione dei concerti londinesi, volta tranquillizzarlo riguardo le condizioni di salute di Jackson. Dai tabulati presentati al processo, però, si evincerà che la mail fu spedita quando il cantante era già morto. Una telefonata ai soccorsi venne fatta soltanto un’ora più tardi dalla guardia del corpo della popstar, Alvarez (come confermò anche il paramedico che ricevette la telefonata). I paramedici del Los Angeles Fire Department giunsero al capezzale di Jackson pochi minuti più tardi ma il tempestivo trasferimento in clinica non bastò: i tentativi di rianimazione fallirono e venne dichiarato morto alle ore 14:26.
L’autopsia stabilì che la sua morte avvenne per una somministrazione eccessiva di Propofol. Le immagini video immortalate nel film documentario This is it mostrano un artista in ottima forma e il referto autoptico rilevò che Jackson era in condizioni di salute abbastanza buone per la sua età.
Le persone a lui vicine e i suoi familiari, però, lo ricordano molto stressato e particolarmente in ansia per i 50 concerti che avrebbe dovuto affrontare a partire dal 13 luglio seguente e dichiararono che, in quei giorni, stava assumendo eccessive quantità di pillole, fino a più di 40 Xanax al giorno. Gli esami tossicologici, al contrario, rileveranno che non vi erano sostanze nel suo organismo a parte quelle somministrate dal Dott. Murray, né alcool o droghe di alcun genere e nessuna pillola nel suo stomaco. Anche lo Xanax (Alprazolam) non è stato rinvenuto né nel suo organismo né in casa. Il Dott. Conrad Murray in seguito fu accusato di omicidio colposo e condannato a 4 anni di carcere.
(fonte Wikipedia)

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