Etichetta: Caroline
Tracce: 11 – Durata: 37:51
Genere: Pop Rock
Voto: 7/10

Autrice e cantante dalla voce personalissima, Chrissie Hynde produce il primo disco a suo nome, dopo tre decenni passati a guidare The Pretenders, senza particolari svolte o intenzioni di rinnovamento. D’altronde, se per tutti questi anni ha saputo imporre una scrittura così riconoscibile, mi sembra evidente che si possa parlare, senza tema di smentita, di “stile”.
Stockholm, è vero, non è che il decimo album dei Pretenders sotto mentite spoglie ma la sostanza non cambia: si tratta di una decina di pezzi estremamente leggeri, condotti con l’attitudine di chi ama profondamente il rock’n’roll. D’altronde il suo background è piuttosto connnotato dai giubbotti di pelle del ruolo: nativa di Akron nell’Ohio (città dei DEVO), si è trasferita a Londra nel 1973, quando nella capitale del Regno Unito cominciava a muoversi tutto il futuro del rock europeo. È diventata amica di Sid Vicious e di Mick Jones, è stata compagna di Ray Davis (The Kinks), moglie di Jim Kerr (Simple Minds), ha collaborato con Morrissey ed ha dato vita ad una delle band più interessanti del panorama Post Punk britannico. 
Il primo disco a suo nome, dunque, è una specie di premio, un Oscar alla carriera, un modo per dire finalmente al mondo intero che dietro a quella immarcescibile band che son stati i Pretenders c’era proprio lei.
Stokholm, quindi, non cambia le carte in tavola: le canzoni sono tutte sopra il livello medio di gradevolezza e ascoltarlo tutto d’un fiato è una vera gioia per le orecchie. Le sue melodie, sempre ben assestate dietro al ruggito della sua Telecaster, sono perfette per appoggiarci quella stupenda voce metà velluto e metà acciaio. Una verve interpretativa che non ha eguali nel mondo e che la rende una delle più credibili figure del rock oltre ad una delle poche donne in grado di scalfire la predominanza maschia del settore senza dover mai dare spiegazioni in merito.
Undici pezzi di cui almeno nove non mostrano cedimenti, undici canzoni che non cercano di cambiare il mondo ma che sanno regalare una mezz’ora abbondante di soddisfazione auditiva.
Testi scritti in modo ineccepibile che si fanno ricordare e che ci consentono di canticchiare per ore ed ore. 
Certo, non è qui dentro che troveremo la chiave per sovvertire il baraccone del Pop Rock ma, con certezza, ci troveremo uno dei più brillanti dischi di una carriera da far invidia a quelle delle più grandi rockstar dell’universo.

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