Etichetta: Autoproduzione
Tracce: 16 – Durata: 49:28
Genere: Country & Western
Voto: 7/10

Sì, d’accordo, che House of All sono italiani si capisce subito: hanno quel sapore ossequioso e delicato di chiunque sia mosso da una passione viscerale. Ma non nascondo mai un divertito approccio al “monumento” C&W e nemmeno una sorprendente capacità d’esecuzione. Questo disco, che ruba il titolo a John Lennon (Imagine There’s no Country), mette in scena sedici canzoni originali sull’impianto del più riconoscibile mood americano, senza nascondere una deriva deliziosamente pop che va da Elvis Presley a Morricone passando dai Mariachi messicani e perfino Tom Waits e i Beatles dei quali sono autentici devoti come si evince dal titolo del loro precedente album (Mr.Renateen and JL Sunglasses, dove JL sta di nuovo per lui, John Lennon) ed anche dal progetto un tantino azzardato di rileggere in chiave country l’intero Sgt.Pepper’s Lonely Hearts Club Band
I testi, naturalmente in inglese per mantenere inalterata l’atmosfera d’oltreoceano, sono tutti altrettanto in linea col progetto, con storie di cowboy, assalti al treno, pistole, whiskey e tribolazioni del cuore.
House of All arrivano dalla provincia di Verona e tra loro c’è anche il buon Leonardo Maria Frattini, del cui esordio discografico ho scritto qualche settimana fa. Solo la sua presenza dovrebbe mettere subito in chiaro l’intenzione della band che è quella, sì, di proporre un genere francamente inusitato ma anche di farlo principalmente per divertimento. Un divertimento che è assicurato anche per chi ascolta e che consiglio anche a chi non è particolarmente avvezzo a queste sonorità: sono trattate in una maniera talmente leggera e riconoscibile da rendere impossibile l’indifferenza.



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