Etichetta: Harvest
Tracce: 12 – Durata: 54:35
Genere: Pop Rock
Voto: 10/10

Prima che mi saltiate alla gola per il voto, devo dire che World Peace Is None of Your Business lo merita per moltissime ragioni anche se, a ben analizzare, forse 9/10 sarebbe stato quello giusto. Ma. Morrissey giunge al decimo titolo della discografia solista con un prodotto davvero superiore alle aspettative e questo, da solo, merita il punteggio massimo. La sua storia, la sua carriera, la sua credibilità, il suo carisma e tutto quello che rappresenta per un paio di generazioni, avrebbe potuto generare l’ennesimo disco di canzoni, di quelle un tanto al chilo che l’ex cantante di The Smiths sa confezionare ad occhi chiusi e che, invece, trascura per offrirci del materiale potente ed emozionante che lascia a bocca aperta anche chi si sarebbe “accontentato” di Year of Refusal Vol. 2. Caratteristica che risulta credibile solo quando a esprimerla è un personaggio di levatura inequivocabile. Sicché, alla decima prova, Morrissey sfodera il suo capolavoro di maturità, giocando sul suo personaggio, infacendo i contenuti di ironia e autocritica, togliendo dalla sua faccia quel marchio di ovvietà che alcuni insistono a trovare nella sua opera.
Dodici canzoni (che arrivano a diciotto nella versione DeLuxe) che non mostrano cedimenti, che mettono in risalto la caratura di un autore di canzoni tra i più influenti della nostra storia recente. Con momenti di autentica brillantezza nella scelta dei suoni e nello sviluppo di arrangiamenti che, anche quando accennano alla cifra kitsch alla quale evidentemente fa fatica a rinunciare, riescono  a ritrarsi sempre in tempo per mantenere leggero il gusto della proposta. Succede con la ballata bacharachiana I’m Not a Man, dove si intervallano frasi melodiche da Easy Listening con incisi grevi sorretti da cassa e basso sui quarti o la già nota Earth is The Loneliest Planet che mescola un flamenco un po’ tamarro devastato da un solo di chitarra (il solito ottimo Boz Boorer) che rimette a posto il mondo, esulando l’uscita dal seminato.

Qui c’è Morrissey, in tutta la sua morrisseiaggine ma non c’è nulla che lui abbia già fatto: ha cambiato registro, suono, intenzione, rimanendo se stesso. Perché, parliamoci chiaro: Morrissey non è autore al quale chiedere sperimentazione: lui non è Lou Reed, non è Scott Walker e nemmeno Thom Yorke: non ha creato una carriera sul mutamento. Lui è un autore di musica pop con la “condanna” di avere un timbro ed un approccio vocale tra i più connotati della storia. Riuscire a dire cose nuove in questo ambito e con questa caratteristica non è difficile: è difficilissimo. E lui ci riesce, con dodici (o diciotto) brani lucidi e diligenti, dove il Rock di gioventù rimane come un’ombra nascosta dietro al taschino della camicia, dove c’è finalmente la voglia di divertirsi, di parlare al cuore con leggerezza. Perché i tormenti di gioventù sono difficili da cancellare ma il tempo riesce a farcene dimenticare almeno la crudeltà. 
E proprio questa volta, in cui il cantante riesce a presentare un disco poco meno che perfetto, appare lampante lo stato di grazia in cui si trovava, azzardando anche un tantino (tipo nell’arrangiamento bislacco di Smiler With Knife, per fare un esempio) ma senza dover imporre nulla che non sia estratto purissimo della sua voracità.
Registrato in Francia, con la band che lo accompagna da molti anni e la produzione dell’ottimo Joe Chiccarelli, Word Peace is None of Your Business, è un album che cancella tutti i luoghi comuni legati alla produzione di Morrissey, lasciandoci ammirati a sentire quanto bene riesce a fare quello che di lui ci è sempre piaciuto, dalla vena polemica fino alla sua tipica visione dei sentimenti ma (e qui sta la vera grande sorpresa) senza calcare la mano nel nichilismo adolescenziale che è il versante per il quale ha ricevuto le critiche maggiori negli ultimi album. Qui c’è un uomo di 55 anni che da 35 ha condiviso la vita con molti di noi. Adesso sembra sul punto di chiedere qualcosa in cambio e prima di farlo si è voluto assicurare di avere qualcosa di grandioso da offrirci. E visto che ce lo ha offerto per davvero, noi siamo qui a pagare il tributo.

Nota: il disco esce il 15 luglio ma è già stato reso disponibile per lo streaming QUI (dovete fare un po’ di fatica, però! L’ascolto geolocalizzato non è possibile dall’Italia! Ma… mica devo insegnarvi io a impostare un Proxy, vero?)

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