Etichetta: CKC
Tracce: 18 – Durata: 68:08
Genere: Jazz-Pop
Voto: 8/10

Posto che si pronuncia NAD, il nome per esteso è Neu Abdominaux Dangereux e gli artefici sono Nicola Cosmo Salerno e Roberto Zorzi, due musicisti veronesi che a fine anni 80, con una formazione dallo stesso nome (in cui, però, la N stava per Niù) hanno realizzato un album, Ghosts, molto apprezzato dalla critica e da un pubblico eterogeneo che inglobava gli appassionati di Jazz quanto quelli del Rock d’avanguardia di formazioni come Tuxedomoon, Residents e Devo. Oggi, a 25 anni di distanza da quel disco, i due hanno deciso di rimettere in scena quel moniker per realizzare un disco dalle stesse caratteristiche, con l’aiuto di una dozzina di ospiti illustri che vanno da Michael Manring a Marco Pasetto passando per Scott Amendola, Henry Kaiser, Enrico Merlin, Mauro Ottolini e l’illustre Rava Saxophone Quartet.
La formula è di stampo internazionale, dove si combinano tempi e ambientazioni tipiche del Jazz con la passione viscerale per la musica elettronica. Salerno, in questo, è un piccolo mago, un topo di laboratorio in grado di mettere assieme strumenti e suoni in eleganti abbinamenti, con un sottotesto divertente e caustico che, in taluni casi, rimanda all’estro di Frank Zappa
C’è molta carne al fuoco e nei 18 brani del disco i NAD si divertono a tirare in campo (attraverso geniali campionamenti) Totò, Edmondo Bernacca, Baby Pozzi, Angela Merkel, Mario Monti e Ornette Coleman, inserendo anche estratti appartenenti alla memoria di molti di noi come il tema de Il Padrino o la celebre sigla de Il segno del comando fino a delle pseudo cover come quella di Brasilia Carnaval di Les Chocolat’s (diventata Brasilia Carnavaux) e la stupefacente rilettura di Interstellar Overdrive dei Pink Floyd (reintitolata Inter [Stellar Overdrive]) . Tutto mescolato con una qualità impressionante in cui i molti ospiti riescono a inserirsi con vere e proprie “parti” e non con banali cameo sparpagliati in modo casuale.
DagereuXsorcisms è un disco complicatissimo ma facilissimo da ascoltare. Un album che mette in primo piano il suo aspetto Easy Listening alla maniera in cui grandissimi nomi del passato tipo Esquivel, Martin Denny e Les Baxter che rendono micidiale il respiro organ-lounge di quel gioiellino che è Sweengo!.
Inserti originali e tagliati per spezzare la tensione, rendono l’album molto leggero, capace anche di strappare più di un sorriso ma sempre pronto a sorprendere per la minuzia tecnica, la capacità armonica e la precisione maniacale che ne fanno qualcosa di assolutamente originale.

QUI una pagina in cui è possibile sentire qualcosa.

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[youtube:https://www.youtube.com/watch?v=nkJaxwkEVGQ%5D

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Ho fatto due chiacchiere con Salerno e Zorzi:

Mi dite qualcosa dell’idea di riesumare un moniker come NAD? Cos’è? Nostalgia? Necessità?

Salerno: In breve, ci è tornata la voglia di fare qualcosa dopo che abbiamo saputo che il musicista/musicologo di Trento Enrico Merlin (che non conoscevamo) aveva inserito il nostro primo e unico LP/CD del 1989 tra i dischi più creativi del secolo scorso, nel suo librone “1000 dischi per un secolo” (ed. Il Saggiatore). Poi l’abbiamo anche contattato, conosciuto, e alla fine ha anche partecipato a diversi brani nell’album.

Cosa è successo nell’arco di tempo che separa Ghosts da DangereuXorcisms?

Zorzi: Io ho prodotto alcune cose: un CD in duo con Henry  Kaiser (1999), uno in trio con Elliott Sharp e Joey Baron (2000),  alcune piccole tournee in Giappone e California, tra il 2002 e il  2008, un solo guitar (2008) uscito per Punto Rojo (Gallo Rojo Records). Nel  1990 in album a tutto jazz “Capriccio a Milano” nel quale  suonavano grandissimi come Franco D’Andrea, Albert Mangelsdorff,  Trilok Gurtu tra gli altri e ristampato da Calogola quest’ anno.
SalernoIo con alcuni progetti: Art Erios (1988/92 e poi di nuovo 2005), Una formazione alternativa per i NAD nel 95, Anonima Sequencer duo di electronica (1999/2001), Corey & Cosmo duo pop (2005/2006), canzoni da solista sotto nome Cosmo (2000/2008), “scherzi musicali” sotto nome Nic de la Salle e forse qualcos’altro

Trovo DangereuXorcisms un lavoro molto piacevole ma molto articolato e complesso. E’ un disco che non si accontenta di un ascolto fugace. Si parla molto della crisi del disco. Nell’epoca della musica liquida, di mp3 consumati frettolosamente, cosa vi ha spinto a realizzare qualcosa di questo tipo?

Zorzi: Qui potrà essere più esplicito Nic, visto che la produzione e le  composizioni sono in gran parte sue. Sicuramente c’è un aggancio con  “Ghosts” nella scelta delle cover (da Ornette Coleman, ai Pink Floyd  barrettiani, al Rova Quartet, a Fred Frith). In corso d’opera la  cosa è evoluta, è cambiata anche grazie al fatto che siamo rimasti noi
Salerno: Beh, in realtà non credo sia un album complesso. Penso che sia un po’ scioccante la varietà, l’eterogeneità, l’abbondanza di suoni, situazioni, generi.  Per cui mi rendo conto che al primo ascolto possa sembrare un album impegnativo, ma dopo qualche ascolto ci si rende conto che non lo è poi così tanto. C’è anche da dire che è molto lungo, 17 brani (+ ghost track) e questo forse appesantisce un po’, ma ci dispiaceva tagliare fuori dei brani, perché il quasi intero anno di gestazione e produzione è stato molto vivace, creativo e fruttuoso. E poi secondo me in realtà si possono anche estrapolare alcuni brani che hanno una certa dose di commerciabilità, come i primi 5 del disco.

Qual è stato il metodo di lavoro? Il rapporto con gli ospiti internazionali? Le registrazioni da un continete all’altro? Non deve essere stato facile. La produzione è tutta vostra?

Salerno: Per alcuni brani, gli ospiti ci hanno mandato basi di loro composizioni e noi ci abbiamo lavorato sopra. Per altri abbiamo mandato prima le basi noi, gli ospiti sono andati in studio (sono tutti più o meno di San Francisco), hanno inciso le loro parti, ce le hanno rimandate e le abbiamo montate. 
Comunque nel disco ogni strumento è stato registrato separatamente, lungo un arco di tempo decisamente lungo. Non è esistita alcuna session di gruppo. Il metodo è stato esattamente l’opposto di 25 anni fa, quando andammo in studio una settimana tutti insieme. Abbiamo fatto vari takes live, alcune sovraincisioni (non molte) e abbiamo pre-mixato. Poi A New York sono stati aggiunti, in pochissimi, giorni parecchi ospiti (Zeena Parkins, Fred Frith, Denardo Coleman, Christian Marclay, Sonny Sharrock…). A Verona abbiamo fatto il mix definitivo. Ma è stato tutto molto più rapido.

Qual è la musica che consumano i NAD? Dal disco si evincono decine di influenze ma non ne esce nessuna in particolare. Come se ascoltaste tanto John Zorn quanto Lucio Battisti. Ci ho preso?

Zorzi: Ci hai preso. Io da anni sono molto dentro alla musica tradizionale  americana (country, bluegrass, zydeco/cajun, Delta blues) e questo ho  cercato di trasferirlo nell’ arrangiamento di “Feet music”. Spero di   esserci riuscito. Come sonorità adoro tutte le produzioni di Daniel  Lanois e ultimamente ho scoperto cose tipo Bon Iver, Fleet Foxes, Iron & Wine, Carolina Chocolate Drops e St. Vincent che mi attizzano assai.
Salerno: Ti dico prima cosa NON ascolto: opera; canzone d’autore e rap italiani; roccketto squifido, caciaroso o elementare; jazz troppo improvvisato e inconcludente o triste e noioso; prog retrò anacronistico… Detesto Jovanotti, i Daft Punk, Giorgio Moroder (d’oggi), Roberto Vecchioni, tanto per dirne alcuni. Ultimamente ascolto molto Owen Pallett, Gus Gus (solo l’ultimo però), Damon Albarn, Beck, Bon Iver, Devo, Joe Jackson anni 90/00. Tra le mie preferenze jazz più rilevanti ti cito il pianista Andrew Hill, Wayne Horvitz, Joe Zawinul, Herbie Hancock, Thelonious Monk, Ornette Coleman… ma la lista sarebbe molto più lunga.

Avete in mente di fare un tentativo “live”? E, nel caso, come pensate di organizzarvi, visto il parterre di ospiti che hanno partecipato alle registrazioni?

Zorzi: Dovremo farlo al 99%…ci stiamo pensando. E’ chiaro che una band  di 5/7 elementi sarebbe l’ ottimale, ma ovviamente il problema  principale è quello della sostenibilità economica (prove intense e  numerose, soprattutto).
Salerno: Molto semplice. Dipende da quanti soldi possiamo prendere a concerto. Se ci danno pochissimo, usciremo io e Roberto facendo live il 30% e il resto il computer al 70%. Con un po’ più di soldi aggiungeremo una chitarra e un fiato, portando il rapporto a 50/50. Con ancora più soldi aggiungiamo basso+batteria e arriviamo a 70/30. Se poi ci pagassero uno stracasino, aggiungiamo un’altra chitarra, un’altro tastierista e un altro fiato e facciamo bingo! Tutto dal vivo. Ma la vedo mooooolto dura uscire in 8 o 9!!! E comunque, sì, per sua natura è un disco estremamente difficile da riproporre dal vivo, anche perché dubitiamo di poter avere live gli stessi ospiti a meno di non organizzare, ad esempio, dei concerti concomitanti ad un tour italiano di qualcuno di loro (Rova, Manring, Kaiser).