Etichetta: Blue Horizon
Tracce: 7 – Durata: 27:29
Genere: Rock, Prichedelia
Voto: 8/10

Uno dei formati più amati da The Black Angels è quello dell’EP, album di breve durata che può esulare dall’impegno di cui necessita la creazione di un album e che invece gode dell’opportunità di raccogliere canzoni che, in un progetto più ampio, potrebbero non essere idonee.
Nella loro storia, che si appresta a festeggiare il decimo anniversario, la band di Austin ne ha pubblicati parecchi e Cake Lake Forest è l’ultimo, appena uscito, a poco più di un anno da Indigo Meadows
La cosa bella di questa band (e che potrebbe anche essere visto come il loro limite principale) è che si impegnano per riportare ai giorni nostri quel Rock Psichedelico degli anni 60 noncuranti delle evidenti e insormontabili differenze che c’erano tra le formazioni dell’epoca. Accomunare i fans dei Jefferson Airplane a quelli di The Velvet Underground era più o meno inammissibile: culture troppo differenti, ambizioni lontane anni luce quelle dei secondi rispetto a quelle dei primi. Pensare che i Love potessero affascinare il pubblico di The Doors non era nemmeno vagamente nelle intenzioni della Elektra e chi ascoltava The 13th Floor Elevator nel 1968 si vantava do non ascoltare una band “commerciale” come gli Iron Butterfly
Ma oggi, cinquant’anni più tardi, quelle distanze si sono accorciate, grazie ai percorsi fatti da chi ha preso gli insegnamenti di quei pionieri per creare linguaggi nuovi e moderni. Tra tutti, sicuramente The Black Angels son quelli che meglio sono riusciti nel compito di attualizzare quelle sonorità: rimangono al loro posto gli “organetti” spompati e gli amplificatori VOX ma non c’è nulla che possa far pensare ai loro dischi come album perduti di cinquanta anni fa. 
Questo breve disco non smentisce e propone sette diversi esempi di Psichedelia vecchio stile, suonata da chi vive nel presente e non riesce a dimenticarlo. 
I tributi sono, semmai, di carattere ironico e anche quando The Velvet Underground si impossessano di loro, l’effetto è quello di un omaggio pieno di riverenza e di stile anche se, è doveroso riconoscerlo, Linda’s Gone è a un millimetro dal macchiettismo. Non dobbiamo scordare che il nome della band deriva proprio da quella The Black Angel’s Death Song che i VU incisero nello storico esordio con la banana che, ci sembra di capire, per The Black Angels, più che un talismano è una vera e propria bibbia.
A mancare, in Cake Lake Forest, è la deriva drone-rock molto presente nei lavori precedenti, come se con questa uscita intendessero offrire una proposta più attenta alla forma canzone. Se questo sia un nuovo inizio o più semplicemente un intermezzo non è molto importante, il disco suona che è una bellezza e l’unico rammarico e quello classico dei migliori EP: finisce troppo in fretta.x

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