Etichetta: Warner
Tracce: 13 – Durata: 43:01
Genere: Pop Rock, Cantautori, Patchanka
Voto: 7/10

Il passaggio alla major (Warner) per una delle punte di diamante della nostra musica indipendente arriva quando viene tagliato il traguardo del decimo album. Che la discografia maggiore ci abbia messo così tanto ad accorgersi di Bandabardò rimane un mistero. La band di Erriquez e Orla avrebbe sicuramente meritato molto prima questa promozione e forse c’è da considerare che fino ad ora non ci fosse stata volontà da parte del gruppo che temeva di dover affrontare troppi compromessi. L’improbabile è, in effetti, un disco sicuramente più mediato di quelli che Bandabardò ha pubblicato fino ad oggi ma sicuramente non li snatura in nessun modo: c’è sempre il gusto per il folk e il quello per la canzone (all’) italiana, un pizzico di Patchanka e anche una strizzatina d’occhio alla musica popolare d’oltreoceano. 
Il singolo E allora il cuore, per esempio, è una piccola gemma dal sapore molto vicino al tex-pop dei Calexico ed ammalia per una bella armonia a due voci (di cui una è quella di Alessandra Contini de Il Genio) che svolazza su una linea melodica di quelle che si insinuano sotto pelle, diventando immediatamente un piccolo classico. 
Le tredici tracce sono tutte piuttosto cantautorali, come a sottolineare una certa necessità di abbandonare tematiche eccessivamente giovanilistiche e fare un passaggio per adeguarsi a un pubblico che è cresciuto con la band. In tutto questo non mancano gli spunti per essere critici e ficcanti adagiandosi su andature da cantastorie, raccontando di rivoluzione e di amore, coinvolgendo le riflessioni sul sociale in egual misura alle introspezioni personali.
Tra i collaboratori, oltre a Contini che aggiunge la voce in molti dei pezzi, c’è anche G-Max dei Flaminio Maphia (Senza impegno), Francesco Gazzé (che ha scritto la bella La selezione naturale) e Jacopo Fo, che ha disegnato la copertina (e illustrato il booklet).
Forse qualche vecchio fan storcerà il naso ma proprio a questi noi diciamo di non fermarsi al primo ascolto: Bandabardò ha solo messo in scena una maturazione e, se è vero che qualche numero è un po’ più debole (la cover di Ça plane pour moi, è vero, si poteva evitare), sicuramente rimane un disco piacevole e leggero, pieno di canzoni che sanno colpire al cuore. A me sembra il modo più intelligente e riuscito di rimanere in scena con efficace credibilità.