Etichetta: Columbia
Tracce: 16 – Durata: 57:18
Genere: Pop Folk, Cantautori
Voto: 7/10

Diciamo subito il difetto: Wanted on Voyage è troppo lungo. Le ragioni sono molteplici ma la principale, secondo il parere di chi scrive, è che si tratta di un album d’esordio e, in generale, di fronte a queste opere è consigliabile togliere il superfluo, tanto più che oggi il superfluo viene sempre utilizzato a qualche scopo. Eppure, a ben vedere, questo è l’unico difetto realmente riscontrabile. George Ezra è un giovane di Bristol che lo scorso anno aveva attirato parecchia attenzione su di sé a causa di un EP che conteneva un brano, Budapest (qui reinserito), che ce lo mostrava come un cantautore folkeggiante, amante di certe vecchie canzoni americane che prendevano in esame tanto il Woody Guthrie dell’ultimo periodo quanto autori più ricercati come Phil Ochs e Eric Andersen, proiettando l’impianto su un tessuto più adatto ai fruitori di oggi, meno disposti a soffermarsi sull’impegno sociale ma perfetti per appassionarsi a un riff indovinato e a tormentoni sonori da spot TV. In questo senso Cassy O’ è i veicolo perfetto per portare Ezra ad invadere l’FM di mezzo mondo. 
Vi sarà capitato di sentirla mentre facevate la spesa al supermercato, dal parrucchiere o semplicemente cambiando a caso stazione nell’autoradio. Scelta adeguata, perché Cassy O’ incarna perfettamente lo spirito dell’album e gli ascoltatori occasionali che si sono comprati Wanted on Voyage non saranno stati delusi in alcun modo dal resto della tracklist.
Oltre a ciò, l’album mantiene una una certa dignità che gli consente di incuriosire e appassionare anche chi di musica ne ha ascoltata tanta e, in particolare, si fa apprezzare per un gusto generale tutt’altro che sciocco. Sono sedici pezzi che nonostante (o forse a causa di) un largo uso dell’elettronica, mantengono un mood vagamente vintage, “un po’ country, un po’ western, un po’ country & western”. Canzoni che si tolgono spesso lo sfizio di sconfinare nel Rhythm & Blues e nel Rockabilly allo stesso modo in cui lo faceva Elvis. E scusate se è poco.
La voce di George, poi, è di bella grana, baritonale e un po’ sgraziata, capace di essere riconosciuta in mezzo a un panorama di cantanti un po’ tutti uguali.
Insomma, un personaggio con molto potenziale, sia commerciale che artistico.
Dovrebbe forse “crederci” un po’ meno perché in certi punti appare un po’ naif ma nulla di particolarmente grave, grazie a una leggerezza di fondo che ci fa perdonare qualche ingenuità.