Etichetta: NPG
Tracce: 13 – Durata: 53:17
Genere: Pop, Funk, R&B
Voto: 7/10

Prince, un tempo, veniva definito “genio”. Se lo fosse (o lo sia) non riesco a dirlo con obiettività ma sicuramente penso che sia un artista a tutto tondo, di quelli che prendono decisioni ardite come smettere di usare il proprio nome d’arte in favore di simboli o di acronimi assurdi, di far cancellare tutti i video da YouTube, di eliminare dalla scaletta dei concerti alcuni tra i suoi più grandi successi per motivi moralistici e anche di far uscire due album contemporaneamente, in un periodo storico in cui perfino le grandi star fanno fatica a pubblicarne uno e le case discografiche prendono accordi assurdi con altre multinazionali regalando dischi, pur di farli finire nei dispositivi della gente. 
Prince è tutto questo. Un genio o  un pazzo scatenato? Un artista o un mentecatto? Boh, decidetelo voi. Art Official Age è solo uno dei due dischi che ha messo in commercio lo stesso giorno (dell’altro vi parlerò domani) ma non è un progetto unico, tipo parte uno e parte due, no! Sono due album a sé, con una struttura ben definita e uno sfoggio di ispirazione che non sentivamo da molti anni.  
Diciamo subito che il disco supera di molto qualsiasi mia aspettativa. Pur continuando a mantenere la stima per Mr. Nelson, ho dovuto in troppe occasioni cedere il passo lasciandolo da solo a trastullarsi con alcuni dischi che dir scialbi è dir poco. Sarà per questo, immagino, che l’impatto con il suo  nuovo disco (e con il suo delizioso opening act Art Official Cage) è stato sorprendentemente eccitante. Prince è tornato, suona musica pop di gran lusso, la macchia si Soul e di Blues ma sguazza nella Disco e nel Funk con tutta l’anima che ha. In mezzo ci mette alcune delle sue classiche ballad strappalingua e il gioco è fatto. 
Niente invenzioni, non c’è sperimentazione: Prince fa Prince e si rilassa. In questo modo riesce a trovare l’ispirazione per buttare giù anche qualche rigo sul pentagramma: non si accontenta di un riff da far cadere dall’alto, non vuole far sensazione: sa che il suo pubblico è esigente. Spara cartucce di buon livello, riesuma il New Power Soul, ci mette elettronica, fiati, chitarre, fa i suoi solitoi giochini col pitch sulla voce e poi geme, urla, sussurra e… canta dannatamente bene.
È vero, a volte Art Official Age si scontra con l’inevitabile effetto autocitazionista, in qualche occasione sembra un greatest hits, si riconoscono le diverse tipologie del Prince che ci piace ma lui è furbo (genio!) e ci infila sempre un momento sorpresa. 
Insomma: è il nuovo disco di uno che, pur avendo all’attivo quaranta (!) album, ha trovato il modo perfetto per essere ancora un numero uno, semplicemente interpretando sé stesso. Non ce ne sono mica tanti altri, così.