Etichetta: NPG
Tracce: 12 – Durata: 44:01
Genere: Rock, Hard Rock
Voto: 7/10

Differentemente dal suo coetaneo Art Official Age, di cui ho scritto ieri e nel quale Prince suona tutti gli strumenti, Plectrum Electrum è un album in cui il musicista di Minneapolis si fa accompagnare da una vera e propria band, accreditata ufficialmente in copertina. Si chiama 3rd Eye Girl ed è composta da tre strumentiste di estrazione tipicamente rock (Donna Grantis alla chitarra, Hannah Ford Welton alla batteria e Ida Neilsen al basso), che offrono a Prince la possibilità di allargare i suoi orizzonti verso un panorama che durante la sua carriera ha toccato solo marginalmente, vale a dire quello del rock classico, fatto di chitarre e brani asciutti e puri, colorati di una certa crudezza di stampo Hard e scritti talmente sullo specifico da mettere il cantante in una condizione di perfetto agio. 
L’effetto novità è dovuto a questo. Non nelle canzoni, che spesso gigioneggiano attorno a moduli ampiamente sperimentati da illustri colleghi (AC/DC, Arctic Monkeys, Black Sabbath, QOTSA e Deep Purple per citare alcuni nomi), ma nell’effetto di adattamento che subiscono, messi dietro al filtro imprescindibile della black music.
Con alcuni duetti vocali, che offrono anche un’immagine piuttosto chiara della pasta che le tre ragazze possono offrire anche nel loro principale progetto, Plectrum Electrum, è un album più buffo che sorprendente. I pezzi sono tutti gradevoli, saccheggiati a mani basse da un area talmente connotata da rendere inutile e inefficace qualsiasi tentativo di sovversione. Prince ci prova, mettendoci, qui e là, qualche bislacco richiamo alla sua musica (Funk, Soul, Jazz) ma, in linea generale, a reggere tutto c’è una decisa linea Rock’n’Blues.
Insomma, se la qualità di Art Official Age è quella di restituirci un Prince più che classico, alla luce di questo altro disco, sembra una scelta per tranquillizzare chi avrebbe potuto (fra)intendere questo episodio Hard Rock come la svolta definitiva che non è. Prince si diverte anche in questo caso e, a meno che non abbiate particolari idiosincrasie per un genere un po’ cafone come l’Hard Rock anni ’70, finirà senza alcun dubbio col divertire anche voi.

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