Etichetta: Autoproduzione
Tracce: 8 – Durata: 38:07
Genere: Elettronica
Voto: 6/10

A otto anni da The Eraser, Thom Yorke pubblica il suo nuovo disco solista, realizzato con l’ormai imprescindibile collaborazione di Nigel Godrich (al suo fianco fin dai tempi di The Bends).
Tomorrow’s Modern Boxes è un disco dignitoso, nel quale il buon Yorke mette in piedi una scaletta fatta con le sue solite canzoni esili e soffuse, stavolta generate con l’esclusivo  utilizzo dell’elettronica, in maniera molto più massiccia di quanto non avesse fatto all’epoca dell’esordio solista, in un percorso musicale volto a semplificare. A ben sentire le otto tracce del disco suonano più che altro come dei provini molto raffinati e non come l’opera firmata dalla mente di una delle più grandi rock band del mondo. Ma. Forse di questo è conscio anche l’autore, che infatti ha deciso di far uscire l’album in maniera totalmente autonoma, senza coinvolgimento di etichette ed editori, rilasciandolo in rete -personalmente- al prezzo più che onesto di 6 dollari.
Alla luce di questo, Tomorrow’s Modern Boxes risulta un’operazione assai gradita che ci da la possibilità di ascoltare Yorke nelle sue consuete interpretazioni vocali, tra falsetti e sussurri, puntando il fuoco sulle melodie che, nella maggior parte dei casi, si abbarbicano a tessuti sintetici e basilari. Un’operazione azzardata perché il disco corre troppe volte il rischio di annoiare, salvo poi salvarsi in extremis con un utilizzo elegantissimo dell’elettronica. Purtroppo non ci sono molte invenzioni e Yorke e Godrich sembrano adagiati su uno stilema piuttosto collaudato che consente loro di realizzare un album senza infamia e senza lode. Se certe soluzioni ritmiche e la scelta di alcuni suoni, quanto mai consueti, fossero state sostituite da una maggiore modernità, il lavoro ci avrebbe guadagnato moltissimo. Se ci mettiamo anche che alcune canzoni hanno la fastidiosa caratteristica del riempitivo ed una (There is no Ice For my Drink) si estende per sette interminabili minuti, è facile comprendere la ragione per cui generalmente la stampa specializzata non sia stata troppo generosa con l’album.

Il mio parere è che l’intenzione fosse quella di rendere pubbliche queste otto canzoni domestiche e (ribadisco) dignitose senza per forza pensare di farne un capolavoro come, a quanto pare, è richiesto a un personaggio come Thom Yorke[.