Etichetta: QuiBaseLuna
Tracce: 10 – Durata: 39:51
Genere: Pop Rock, Cantautori
Voto: 8/10

Dopo un tentativo mainstream, fallito per motivi misteriosi, Cristina Donà si riprende la sua anima rock e confeziona un disco ponderato e maturo, pieno di quegli elementi che piacciono tanto a chi la segue dai primi tempi.
Ai tempi della sua migrazione verso la discografia maggiore eravamo molto contenti che la EMI si fosse accorta di un talento come il suo, salvo poi dispiacerci nel vederla in balia di un piccolo deserto promozionale. I suoi dischi dei quel periodo risultano quelli più deboli della sua lunga storia ed ora che Così vicini ce la riporta in forma smagliante, capace di gestire una musicalità eccellente, densa di personalità, è facilissimo comprenderne i motivi. Donà è una di quegli artisti che necessitano libertà, che faticano a comprendere certe scelte editoriali, che sanno mettersi in gioco ma che, evidentemente, non riescono ad imporsi come dovrebbero. Sicché oggi che è tornata alla discografia indipendente, ci sembra più serena, più in parte in favore di dieci canzoni di grande ispirazione, suonate con l’immediatezza che si addice alla sua cifra, fatta di dolcezze ma anche degli spigoli necessari a renderla diversa. Diversa da tutte le sue (pur illustri) colleghe alle quali hanno provato in tutti i modi ad associarla. 
Così vicini è un piccolo ritorno a casa, realizzato con la complicità di Saverio Lanza (che appare come co-autore della title track) che ha le capacità per lasciare intatta la qualità della sua musica ma anche un’esperienza pop (da Vasco Rossi a Biagio Antonacci…) che riesce a rendere il pacchetto stupendamente leggero, incrociando Lucio Battisti con Nick Cave, Nada con PJ Harvey.
Lei, Cristina, da parte sua sfoggia una rinnovata capacità di scrittura e le canzoni si susseguono senza momenti di cedimento, rincorrendosi per circa quaranta minuti che… passano in un istante. Un disco che fa sospirare spesso, sia per la bellezza delle parole sia per le soluzioni musicali ad esse applicate, il tutto con un retrogusto deliziosamente indie-rock che suona come una specie di rivincita nei confronti di chi l’avrebbe voluta disorientata su palcoscenici troppo dispersivi per accogliere tanta intimità.
Qualche vagito di sperimentazione (la stupenda Perpendicolare) danno ad alcune tracce quel sapore di mistero che ne amplifica la voglia di rimetterle a suonare. Una band in stato di grazia (Lanza e Donà stessi alla maggior parte degli strumenti, con tre batteristi che si alternano nelle tracce: Pietro Monterisi, Cristiano Calcagnile e Fabrizio Morganti) che suona come se questi pezzi fossero già dei classici ma liberi di restare dietro alla dolcezza dell’interpretazione vocale.
La bellezza intrinseca del lavoro è soprattutto quella di lasciar intravedere una voglia debordante di fare musica, di aver finalmente trovato il binario giusto. Cristina sembra rinata, eccitata e ispirata come se questo disco fosse la sua opera prima. Sicuramente è il primo capitolo di un nuovo corso.