Etichetta: City Slang
Tracce: 10 – Durata: 41:52
Genere: Elettronica
Voto: 8/10

Per Caribou (all’anagrafe Dan Snaith) è giunto il momento di mettere a frutto un’esperienza decennale a favore del suo disco della maturazione. Our Love è un progetto ambizioso che travalica l’aspetto “semplicemente” pop elettronico che contrassegnava i suoi dischi precedenti e si inoltra in territori impegnativi dove emerge una brillante capacità compositiva. Il resto, le capacità tecniche, sono solo il supporto che la sostiene. 
Le tracce hanno tutte un sapore molto arioso, connotate da una apparente semplicità che le rende magicamente fruibili e adatte a un pubblico decisamente eterogeneo. Il tema predominante, come si evince dal titolo, è quello dell’amore il quale, per la sua universale diffusione, rischia di diventare materia scontata. E qui sta la forza dell’operazione, perché Caribou cerca di illustrare il sentimento che arriva dal cuore in maniera poliedrica e vivace. Non tanto perché il trattamento sia innovativo (parlando d’amore, dopo secoli di canzonette, è piuttosto difficile) quanto semmai per l’opportunità di estrapolare da questo sentimento tutta una serie di sotto-emozioni che passano dalla rabbia alla passione inserendo volumi di gelosia, ossessione, romanticismo, passione e solitudine, pescando sicuramente dalla propria biografia ma tenendo un occhio ben aperto sulle modalità in cui l’amore viene vissuto anche dalle persone che si incontrano casualmente la mattina sull’autobus. 
Musicalmente c’è un bel gioco di intrecci elettronici, con campionature sempre tenute in disparte, drum machines dalle tinte soavi, con suoni che appaiono come un bicchiere che si frantuma su un tappeto di velluto. 
Si percepisce chiaramente la necessità di prendere le distanze dalla pista da ballo, pur tuttavia senza ripudiare completamente le atmosfere da Club. Il disco, come dicevamo, punta a incuriosire anche chi non va a ballare, proponendo una via del tutto nuova al pop, che saprà incuriosire anche il pubblico che predilige l’ascolto della musica in più tranquillizzanti condizioni domestiche.
Non si preoccupino i fan di vecchia data, Caribou ha mantenuto inalterata tutta la sua necessità di sperimentare e sorprende spesso l’ascoltatore con l’inserimento di flauti vagamente Exotica che si intrecciano su loop digitali sorprendentemente orecchiabili. 
Anche le prestazioni vocali di Snaith appaiono un po’ più a fuoco del passato. Ora le sue interpretazioni (che si affiancano a un buon numero di brani strumentali oltre a un brano –Second Chance– affidato alla voce di Jessy Lanza) hanno una caratteristica del tutto originale e, nelle occasioni in cui viene mostrata, si percepisce un preciso studio volto a migliorare il cantato. 
La qualità principale, ad ogni modo, rimane quella dell’unicità. Non c’è un solo nome che venga in mente mentre si ascolta il disco. Anche quando le ispirazioni sembrano evidenti, Our Love riesce nel compito di non rimandare a nulla di preciso, lasciandoci affascinati all’ascolto di qualcosa che sembra destinato a diventare un classico.
Qualche lieve calo di tensione si percepisce solo a metà scaletta, ma la sequenza è studiata in modo talmente efficace da farci scordare certe piccole flessioni e lasciarci, alla fine, soddisfatti ed emozionati. Come se l’amore di cui sentiamo parlare durante tutto il disco riesca a generare qualcosa che ci turba e ci commuove.