Etichetta: Cooking Vinyl
Tracce: 10 – Durata: 45:50
Genere: Brit Pop
Voto: 8/10

Il nuovo disco dei James arriva dopo un silenzio durato più di quattro anni durante i quali si sono dedicati principalmente alle vite private riconoscendo, con molta onestà, di essere un po’ a corto di creatività. Come molte persone creative sanno, talvolta sono le esperienze tristi a far tornare l’ispirazione e, nel caso specifico, è avvenuto dopo che la madre di Tim Booth è venuta a mancare. Le Petit Mort è un disco che parla dunque di perdita e di sofferenza, sebbene con l’accezione francofona del titolo la letteratura ci abbia insegnato a riconoscere il momento culmine del piacere sessuale. E difatti nel disco c’è anche molto piacere, legato in particolare al gusto di far uscire dieci canzoni gradevoli e raffinate dopo oltre trent’anni di onorata carriera.
Chi li segue fin dagli esordi sa benissimo che James hanno un suono molto personale e saranno lieti di apprendere che il quattordicesimo album della band non è quello che viene a sovvertire la loro linea creativa. I brani hanno un sapore molto british che non dimentica i fasti della Madchester anni ’80 e che si prende la libertà di ritornare sui sentieri del glorioso brit-pop degli anni ’90 aggiungendo quel pizzico di modernità sufficiente a rendere Le Petit Mort un disco adatto anche a chi si avvicina alla band solo in questa occasione. Arrangiamenti eleganti, mai sbruffoni, con inserimenti di tromba e di archi (sintetici), danno un respiro molto arioso ad ogni pezzo pur tuttavia riuscendo a tenersi lontani dagli eccessi e dalle inutili sfrenatezze. 
La cosa bella, sia pure un po’ straniante, è l’effetto che i testi amari scritti da Booth fanno su un telaio musicale piuttosto pop, qualche volta al limite della dance. Come se il cantante e il resto del gruppo avessero preso due direzioni diverse ma che, in una psichedelica sovrapposizione di immagini, riescano a generare un panorama inedito ed affascinante.
Un lavoro “importante” che appare esile e leggero, in una delle caratteristiche più affascinanti della musica di consumo, vale a dire la capacità di farci entrare con facilità in un umore introspettivo e riflessivo ma senza farci sentire l’oppressione che lo ha generato.

.