Etichetta: RCA
Tracce: 8 – Durata: 42:09
Genere: Pop Rock
Voto: 6/10

La storia la sapete: il nuovo dei Foo Fighters contiene otto canzoni, registrate in altrettante città ed ognuna ispirata dalla storia “musicale” del luogo prescelto. Dave Grohl ha anche voluto abbinare ad ogni pezzo una sorta di documentario (tutti andati in onda su HBO e, da questa settimana, in Italia su SKY) in cui quelle storie venivano raccontate. L’ex batterista dei Nirvana, ormai lo sappiamo, ha una enorme carica comunicativa e i film sono tutti stupendamente realizzati, oltre che affascinanti. Sonic Highways, dunque, si può considerare come la colonna sonora di quelle visite e costituisce una sorta di concept “on the road” sulla musica a stelle e strisce.
Questa è l’idea, né originalissima né rivoluzionaria ma sicuramente d’effetto, di cui questo album non è che un souvenir. Non so cosa vi aspettate da un album dei Foo Fighters ma se un po’ li conoscete, sono certo che nemmeno in questo giro riusciranno a deludervi. È un disco pompatissimo, sempre coi distorsori accesi e dove si respira un’aria da Classic Rock con le coordinate spostate negli ultimi tre decenni. 
Diciamo che, se proprio voleste dei riferimenti, posso dire che siamo più vicini a Bruce Springsteen piuttosto che agli Husker Du con tutti i pro e contro che questo comporta. 
D’altronde, se vi siete imbattuti in qualcuno dei film che hanno originato il disco avrete compreso che la missione della band (e in particolare di Grohl) era quella di ampliare la propria prospettiva di musicisti rock, cercando nelle culture della loro Nazione tutte quelle influenze che, magari senza volerlo, avevano più volte interpretato nella loro musica.
Visto (o meglio, ascoltato) così, Sonic Highways ha anche una peculiarità vagamente didattica volta a farci comprendere le timbriche differenti che il Rock’n’Roll assume nelle sue origini dirette. C’è Blues, Grunge, Punk e Folk, sempre vagamente mitigato da sequenze melodiche leggere e orecchiabili.
A mancare è uno degli elementi più richiesti da un genere come questo, vale a dire l’immediatezza della comunicazione. Tutti i brani, proprio per il modo in cui sono nati, hanno in prima pagina un processo creativo metodicamente programmato che non gli permette di esprimersi con la foga liberatoria che questa musica esige.
Poi, certo, siamo al cospetto di tali professionisti che il risultato è tutt’altro che disprezzabile. La cosa che ci si augura è che questa formazione sia servita a permettere ai Foo Fighters di preparare il prossimo disco con maggiore libertà espressiva, che non debba rendere conto di una linea guida differente da quella suggerita dall’anima.