Ringrazio l’amico Tony Face che ieri ha pubblicato, sul suo seguitissimo blog, un’intervista col sottoscritto nella quale mi ha dato l’occasione per parlare di alcune uscite che mi riguardano. Abbiamo parlato del libro su Fausto Rossi, del mio disco solista beat., del film di Peluqueria Hernandez ma anche di musica in generale, di dischi, di download e altro.
Ve ne incollo un estratto:

Tony: Sai dirmi quanto la musica sia ancora in grado di vendere attraverso i canali tradizionali “fisici” (vinile, CD etc) o se sia irrimediabilmente destinata a diventare solo un supporto “liquido” (mp 3, download, streaming etc)?

Joyello: A questo punto mi sembra evidente che il mercato discografico dovrà prima o poi cambiare nome, a meno che non vogliamo continuare a chiamare “dischi” anche quei folder che scarichiamo dalla Rete.
La direzione è quella sebbene, a noi che abbiamo vissuto una stagione fatta di negozietti e di gite a Londra alla ricerca dell’ultima novità, sembri impossibile.  
Il supporto fisico sopravvivrà fino a quando resisteranno queste generazioni, poi il mercato dovrà adattarsi a un metodo nuovo, in cui la Rete sostituisce i negozi. Può sembrare uno scenario desolante a noi che abbiamo fatto della collezione di dischi un trofeo ma non credo si riesca a tornare indietro.

Il problema sarà riuscire a fare in modo che quello della musica possa tornare ad essere un mercato.
Con piattaforme come Spotify e Deezer si stanno creando le reali alternative che consentono, a fronte di una spesa piccolissima, di godere di un catalogo enorme di canzoni e di musica.
Il “senso del possesso che fu prealessandrino” che cantava Battiato sta via via diventando un retaggio del passato. D’altronde, parliamoci chiaro: il download illegale è molto diffuso e non è uno specchietto per le allodole come qualcuno crede. Scaricare dischi gratis è una figata. Se di punto in bianco diventasse obbligatorio pagare, i download avrebbero un colossale crollo…
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L’intervista completa la trovate QUI.