Etichetta: 4AD
Tracce: 17 – Durata: 67:20
Genere: Pop, Psichedelia, Retro Wave
Voto: 9/10

Ariel Pink (All’anagrafe Ariel Rosemberg) è un folle americano di 35 anni che non si ferma davanti a niente. Pom Pom è il suo nuovo disco, licenziato dalla 4AD. È folle perché non ha freni, fa musica come un bambino gioca coi soldatini, si diverte, esplora, distrugge, inventa, esagera… Si sono spese parole e nomi grossi (da Frank Zappa a Peter Gabriel) ma solo per la solita smania di riferirsi a qualcun altro anche quando è evidente una personalità debordante come la sua. A me di nomi ne sono  venuti in mente altri, e poi li farò, ma principalmente ho ascoltato qualcosa di profumatamente nuovo.
Ariel Pink si muove come un folletto indiavolato nei meandri della musica pop e si arrampica su terreni grotteschi e non sempre facili, capaci di rendere un immaginario sgraziato ma preciso che infonde una potentissima carica creativa. Se, più che per Zappa e Gabriel, si intuisce la sua passione per geni incompresi del passato come Thomas Leer, Frank Tovey e J.G. Thirwell, rimane sorprendente l’uso che Rosemberg riesce a fare della musica tonale, reinventando moduli e canoni portandoli all’estrema configurazione, innescando le strategie della canzonetta per disarmarla di tutte le potenzialità catchy cui solitamente si abbina. Diciassette brani, un’ora e dieci di album, sono tanti ma talmente variegati da non apparire mai in eccesso. La New Wave non vi sembrerà più la stessa dopo che avrete sentito l’ardito rimaneggiamento di Pom Pom: c’è una disarmante follia che fa a botte con il rigore maniacale delle sequenze, che vengono riempite di vecchie batterie elettroniche, chitarre, synth, rumori, effetti superatissimi sulla voce, ritornelli micidiali e linee melodiche a cui si fa fatica a resistere. Assieme al DX7 c’è il Mellotron, convive il ProgPop tardivo dei Pink Floyd epoca The Wall con l’eccentrico FreakSoul dei Love, il rock berlinese del solito Bowie con i ritornelli scemi dei Righeira. Un’esperienza buffa ma imprescindibile.  Se è vero che amate le innovazioni nella musica popolare, lasciate cadere la puntina su questo disco e probabilmente non riuscirete più ad alzarla. Assieme a Love Letters dei Metronomy, uno dei dischi più interessanti di quest’anno.