Con un titolo che rimane ancora oggi espressione in uso per descrivere quella parte di classifica appena sotto la Top 10, Dischi Caldi era una trasmissione radiofonica della RAI della metà degli anni ’70 che passava in rassegna i 45 giri più venduti in Italia, dal nono al ventesimo posto, secondo dati della società Doxa. Il suo curatore era Enzo Lamioni.
All’epoca, la classifica ufficiale, con sondaggi curati sempre dalla Doxa, era la Hit Parade di Lelio Luttazzi, che proponeva, il venerdì alle 13:00, i dischi più venduti della settimana solo fino all’ottava posizione. Dischi caldi costituiva una continuazione verso il basso ed andava in onda la domenica all’ora di pranzo.
Nella formula del programma non venivano più riammesse le canzoni uscite da Hit Parade. I dati di vendita venivano considerati in calo e ciò era sufficiente a non avere più i requisiti di novità e freschezza necessari per far parte dei Dischi Caldi. Questo succedeva anche a quei brani che, dopo essere usciti dalla Hit Parade, vi rientravano dopo una o più settimane per i quali è logico immaginare che si trovassero in una delle posizioni tra la 9  e la 20. 
Forse proprio per questa ragione, venne scelto di trasmettere i brani in ordine casuale, senza evidenziare la loro posizione in classifica.
Il passaggio per Dischi Caldi, prima dell’approdo in Hit Parade, era piuttosto normale e nel quadriennio di attività, solo il 45 giri Ancora tu di Lucio Battisti riuscì a saltarlo completamente ed approdare direttamente alla Top 8 di Luttazzi.
Il conduttore di Dischi Caldi era Giancarlo Guardabassi che grazie al programma ottenne un’enorme popolarità, tanto da essere convocato per condurre l’edizione 1976 del Festival di Sanremo.
Guardabassi fu un autentico innovatore in ambito di conduzione radiofonica, intervallando gli annunci delle canzoni con gag e slogan creati per farsi ricordare. “Dal più giovane al più vecchio: tutti orecchio all’apparecchio!“, “Non li canta la Tebaldi ma son caldi, caldi, caldi!” sono solo un paio di esempi. Senza scordare che Guardabassi riuscì a creare un tormentone, curiosamente fuori contesto, con un bizzarro “Forza Perugiaaaa!” che gli fruttò un ringraziamento personale da parte dell’allora allenatore del Perugia calcio, Ilario Castagner e del Presidente Franco D’Attoma, durante un cerimonia ufficiale.
Lo stile di Guardabassi era ispirato ai Disc Jockey americani ed avrebbe a sua volta influenzato lo stile di tutti i giovani speaker delle radio private d’Italia che iniziavano ad operare proprio in quel periodo.
Proprio il fenomeno delle radio libere, convinse i dirigenti RAI a interrompere le trasmissioni sia di Hit Parade che di Dischi Caldi, alla fine del 1976 nonostante 6 milioni di ascoltatori a puntata. Altri tempi.
Nel 1979 venne ripresa dalla radio RAI la trasmissione della classifica di vendita che tornò ad utilizzare il nome storico Hit Parade, con formula e conduzione completamente rinnovate. Per indicare quei singoli che arrivavano in classifica dopo uno stazionamento nelle posizioni più basse, si è continuato ad utilizzare il termine Dischi Caldi anche se la trasmissione che li proponeva aveva assunto il titolo di Hit Parade 2.