Etichetta: Universal
Tracce: 10 – Durata: 41:14
Genere: Pop
Voto: 6/10

Non che ci aspettassimo un album di musica sperimentale, ma forse un po’ di più da L’abitudine di tornare era lecito chiederlo. Carmen Consoli, invece, punta a ribadire il suo songwriting e ce lo offre come comfort-food, qualcosa di poco impegnativo e che ricalchi in vari modi parte del suo repertorio ma… senza irrobustirlo.
Certo, gli ascoltatori occasionali e forse anche i fan irriducibili, sapranno interpretare l’album come un esemplare campionario di uno stile inimitabile e sicuramente non sarò io a dirvi che questo disco è brutto. Per certo, dopo un’attesa così lunga, mi sarei aspettato qualche guizzo in più, forsanche solo un po’ di pepe rock che avrebbe reso più ghiotta anche l’attesa per i concerti. Tolto questo aspetto (che è comunque l’unico che abbassa il voto), L’abitudine di tornare suona in modo piuttosto gradevole, tra esempi di pop raffinatissimo e arrangiamenti ben curati che fanno tirare un sospiro di sollievo dopo aver sentito troppi dischi italiani dall’aspetto sonoro desolante.
Consoli esegue, con una precisione un tantino manichea, tutto le scibile della sua musica, aggiungendo baldanzose citazioni “storiche” (Sinfonia imperfetta), immancabili ballate dall’esile poesia (Oceani Deserti), consueti ritratti della provincia italiana (La signora del quinto piano) e un vago sapore brasiliano nello squisito numero finale (Questa piccola magia). Tutto ben fatto, nonostante sia un disco che sarebbe potuto uscire tale e quale anche quindici anni fa.
Le liriche fanno altrettanto, tra temi che già in passato erano stati trattati con altrettanta qualità: la violenza sulle donne, l’arrivo dei barconi con migranti pieni di speranze, la crisi economica e, naturalmente, i sentimenti personali. 

Forse la lunga pausa che separa il nuovo disco dal precedente Elettra ha convinto Carmen a puntare su un rientro in scena dai toni rassicuranti e, se è così, l’operazione è riuscita in pieno. Forse le sorprese non erano richieste, probabilmente non sono nemmeno nelle intenzioni dell’autrice ma rimane il fatto che questa sorta di Greatst Hits di inediti  lievemente ci spiazza.