Maurizio Arcieri stato uno di più intelligenti personaggi ad attraversare le stagioni della musica pop. Partito col “beat”, ha fatto esperimenti con l’easy listening, il funk e il progressive prima di creare, assieme alla compagna di sempre Christina Moser, il duo CHRISMA (poi KRISMA) coi quali ha esplorato il rock sperimentale, il punk, la new wave e l’elettronica.
Maurizio Arcieri è mancato ieri, a Varese. Aveva 72 anni.

L’ho conosciuto, qualche anno fa e mi ha sorpreso la sua dolcezza, la sua disponibilità, nonostante la sobria consapevolezza del suo valore artistico.
Buon viaggio e grazie di tutto, Mau. Mi mancherai.
Di seguito incollo il primo capitolo del mio libro dedicato ai Krisma. Per chi non conoscesse la parabola che lo ha portato a diventare un faro della musica pop.

Il duo formato da Christina Moser e Maurizio Arcieri nacque ufficialmente nel 1976 come Chrisma (dall’unione dei due nomi di battesimo), per diventare Krisma soltanto nel 1980 quando, al terzo album, arrivò anche il meritato riconoscimento internazionale.
La loro vicenda però risale addirittura agli anni 60, con il complesso beat i New Dada. Questo gruppo, che già nel nome manifestava forte interesse per forme d’arte più complesse che travalicavano l’ambito musicale, venne formato proprio da Maurizio Arcieri (voce) assieme a Pupo Longo (batteria), Franco Ladanza e Renè Vignocchi (chitarre), Ferry Sansoni (tastiere) e Giorgio Fazzini (basso) e godeva del sostegno del manager Leo Wechter che riuscì a farli esibire come supporto ai Beatles nei concerti al Vigorelli durante l’unico tour italiano del 1965.
Grazie a quell’esperienza, i New Dada firmarono un contratto con l’etichetta Bluebell che in un paio d’anni rilasciò una manciata di 45 giri ed un LP ricchi, come si usava all’epoca, di versioni in italiano di successi stranieri. Tra queste c’era una fortunata cover di “When You Walk in The Room” di Jackie De Shannon intitolata “La mia voce”  (qualche anno più tardi verrà incisa anche da The Rokes col titolo “C’è una strana espressione nei tuoi occhi”). L’ultima fu l’edizione italiana di “Lady Jane” dei Rolling Stones che, per uno strano caso legato al contratto discografico, finì per sancire, in un’unica soluzione, lo scioglimento dei New Dada e la consacrazione di Maurizio come solista. Uscito mentre il gruppo si stava disgregando tra litigi e cause legali, il 45 giri “Lady Jane costrinse i dirigenti della Bluebell, spaventati dall’ipotesi di una mancata promozione, a puntare sul cantante che aveva già all’attivo, a suo nome, il 45 giri “Ballerina. La grafica della copertina fu modificata in tutta fretta e grossolanamente e, in un colpo solo, vennero ufficializzati lo scioglimento del complesso e l’inizio della carriera di Maurizio.
Il resto del gruppo continuò a lavorare con Arcieri ancora per qualche anno in veste di backing band, tanto che quando arrivò la richiesta per aprire il concerto romano dei Rolling Stones nel 1967, sul manifesto furono accreditati come Maurizio e i New Dada.
La carriera di Arcieri iniziò a decollare e allo scadere del contratto con la Bluebell arrivò quello con la Joker, che si concretizzò con cinque singoli di impianto melodico, tutti di buon riscontro. Tra essi è necessario ricordare principalmente “Cinque minuti e poi…, che divenne il più grande successo italiano dell’estate 1968, e “Elizabeth che si piazzò piuttosto bene al Disco per l’estate dell’anno successivo.
Nel 1970, col nuovo contratto discografico Polydor, giunse anche una nuova svolta sonora e mentre Maurizio esordiva con la versione italiana di “Spinning Wheel del complesso Blood Sweat & Tears (“24 ore spese bene con amore),  gli venne data la possibilità di sperimentare nuove forme di canzone che confluirono in Trasparenze, un album dai toni progressive.
Lo scarso successo dell’album e il cambio di ragione sociale della Polydor (assorbita dall’italiana Phonogram), convinsero Maurizio a prendersi un anno sabbatico durante il quale sposò Christina Moser, sua fidanzata storica.
Con lei cominciò ad appassionarsi alla musica elettronica ed alla sua applicazione nel campo della disco music, riprendendo a scrivere canzoni con rinnovata vitalità.
Convocato da Alain Trossat, dirigente della Polydor, in merito al contratto discografico ancora in vigore, Maurizio gli comunicò la sua decisione di voler avviare un progetto musicale che si muovesse in direzione delle sue recenti passioni: così chiese, ed ottenne, di modificare il contratto con lo pseudonimo Chrisma e nel giro di qualche settimana fu spedito a Londra, assieme a Christina, negli uffici del nuovo direttore artistico dell’etichetta, Niko Papathanassiou, fratello di Vangelis.
Con Niko ci fu subito sintonia e il lungo sodalizio che li ha legati fino al 1979 rimane ancora oggi uno dei più prolifici dell’intera musica italiana.
(CHyberNation, NdA Press 2010)