Etichetta: Universal
Tracce: 13 – Durata: 59:12
Genere: Rock
Voto: 7/10

Sebbene i Verdena siano spesso catalogati alla voce indie rock, di indipendente in senso stretto hanno poco. Incidono per una delle più grandi major discografiche del mondo e questo permette loro di godere di quella visibilità che non è vista di buon occhio da certi puristi un po’ snob. In Italia non succede facilmente che una band non propriamente easy listening finisca nel roster di una casa discografica maggiore e questo è un dato che non può che far piacere, viste le derive recenti della nostra canzone. Il botto di vendite fatto col precedente Wow è la dimostrazione che con un buon supporto promozionale non è impossibile produrre ottima musica rock ad alti livelli e finire in vetta alle classifiche. Il nuovo Endkadenz Vol. 1 (il secondo volume uscirà tra qualche mese) è un’ottima raccolta di canzoni Rock che prosegue il discorso iniziato otto anni fa con Requiem e perfezionato in sede del già nominato doppio album del 2011. Ci sono molte derivazioni (compresa quella, già segnalata da molti, di The Smiths dei quali è innegabile il richiamo ad Ask nel primo singolo Un po’ esageri) ma sono tutte di grande ispirazione, citando tanto il grunge degli anni ’90 quanto il Post Punk degli anni ’80  e il progressive “di marca” degli anni ’70. La capacità di mettere insieme le note, abbinandole ai consueti testi bislacchi, con molte parole desuete e qualche curioso neologismo, è ancora marchio innegabile della ditta Ferrari e i tredici brani del pacchetto sono tutti dei potenziali hit da classifica con la caratteristica invidiabile di essere perfettamente riconducibili alla band di Albino.
Non ho ben capito se il proponimento fosse proprio quello scellerato di oscurare qualche cedimento all’orecchiabilità ma i Verdena hanno fatto la scelta, per me discutibile, di aggiungere una saturazione posticcia su quasi tutte le tracce dell’album. Un “difetto” che probabilmente sta solo nelle orecchie di chi scrive, dal momento che era la caratteristica distintiva anche di Wow ma che, stavolta, appare un tantino esagerata. Molte volte l’effetto è simile a quello di una cassetta duplicata senza fare attenzione ai VU-Meter, applicando una distorsione inutilmente fastidiosa a canzoni che altrimenti avrebbe solo il “limite” di essere semplicemente bellissime.
Si tratta, a detta della band, di un effetto ottenuto con un lungo lavoro di sala ma che somiglia un po’ troppo a quello che si ottiene saturando i volumi master. Il risultato è disturbante e, in quanto tale, avrebbe avuto senso applicarlo ad una/due canzoni, in modo da dargli un taglio provocatoriamente fastidioso ma, trovandolo incessante per tutta la lunghezza del disco, diventa una sovrastruttura irritante. Un LO-FI incomprensibile, volto a connotare ogni traccia con un ostacolo inafferrabile. Gli arrangiamenti, nella maggior parte dei casi, sono ben architettati e tutt’altro che banali e qualche deriva pop non fa che elevarne la classe musicale. Non c’era bisogno di irruvidire qualcosa che sembra un bell’esempio di nuova canzone italiana. Ma i Verdena l’hanno fatto col risultato che si arriva con difficoltà alla fine del disco. Speriamo nel Volume 2.