Etichetta: DT Tanzlab
Tracce: 10 – Durata: 48:37
Genere: Elettronica, Indie Dance
Voto: 8/10

Il nome Don Turbolento (duo bresciano formato da Dario Bertolotti e Giovanni Battagliola) deriva da un vecchio pezzo degli Yello e questo, almeno per quelli che ricordano il duo svizzero, dovrebbe chiarire piuttosto efficacemente la direzione musicale della band. Musica elettronica fortemente influenzata dalla ruvidità del Rock con parecchie parentele con le derive Electro-Hard degli anni ’80 (Nitzer Ebb, Laibach, BorghesiaPankow ecc…). Il titolo Poli Voks, dal nome si un synth di fabbricazione sovietica dall’estetica aggressiva, fa il resto.
Sono dieci brani che, sia pure difficili da assemblare alla voce Concept Album, condividono un unico filo conduttore: il male. Quello dell’uomo nei confronti dell’ambiente, quello che sfocia nelle relazioni interpersonali, quello interiore a danno della integrità personale e ovviamente quello più incomprensibile della guerra.
Ne esce un lavoro compatto e potente che, pur piluccando a destra e a manca, risulta sfacciatamente originale abbinando svisate di pitch-bend tipicamente dark-wave a ritmi quadrati che piacerebbero molto a James Murphy.
Un passo verso un passato musicale che non era riuscito a esprimere tutta la forza di cui era capace, fagocitato dall’epopea Trip-Hop, che ritorna in scena con brillante efficacia nelle tracce di un disco dalla grinta inesorabile, con sequencers che evocano i primi D.A.F. ma che scendono spesso e volentieri verso le luci colorate delle piste da ballo.
Il messaggio intrinseco, che eleva la violenza a male indomabile della nostra società, non poteva essere espresso meglio e Poli Voks ha concrete possibilità di piacere anche (e forse di più) al pubblico d’oltralpe. Voi, che siete furbi, non ve lo lascerete di certo scappare.

 

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