Etichetta: DeAmbula Records 
Tracce: 11 – Durata: 39:56
Genere: Pop Rock
Voto: 7/10

È stata l’italiana DeAmbula Records a accaparrarsi la stampa del nuovo disco dei Before Cars, band di Chad Channing che, per chi non lo sapesse, è stato il batterista dei Nirvana prima dell’ingresso in formazione di Dave Grohl. How we Run è un disco che ha poco a che fare con il ruvido Grunge della più famosa band di Seattle e punta a un Pop Rock dai sapori acustici intrisi da melodie accattivanti e orecchiabili. Più vicino a certo Folk cantautorale, se vogliamo, ma comunque sempre condotto con le metodologie tipiche di una band, l’album è una piacevole sorpresa che sicuramente non disattenderà i molti a cui Channing è stato sempre più simpatico del suo successore nella scuderia di Kurt Cobain.
Ballate a volte spruzzate di sapori ultra-pop, si susseguono una via l’altra con un gusto eccellente per le combinazioni azzardate come un tema di violino che sembra innamorarsi di una chitarra distorta (Trip to Mars) o arpeggi beatlesiani che virano velocemente su slide desertiche (Words, Green to Brown) e naturalmente qualche spinta sull’acceleratore pur sempre attorno a scelte melodiche di estasiante leggerezza (Everything I do).
How we Run è un disco che conosce i suoi limiti (qualcuno ce l’ha) e che non fa nulla per nasconderli, beandosi della purezza della sua natura; come se le canzoni fossero uscite dalla chitarra e poi messe sul disco immediatamente per evitare di snaturarne l’urgenza. Qualcosa che si manifesta in una (apparente) semplicità che porta in ogni brano un tocco di eleganza e di modestia (nell’accezione migliore del termine). In questo senso è un album perfetto per le esigenze di oggi, fatte di ascolti spizzicati e distratti, perché offre molto senza chiedere in cambio niente. Lo mettete a suonare e dopo un paio d’ore vi trovate a fischiettare qualche motivetto. Belle intuizioni che in un certo senso sono quelle che molti di noi avrebbero voluto ascoltare dai Foo Fighters che insistono invece su suoni saturi di produzione. Qui è tutto più esile, più squisitamente indie e il piacere di un ritornello catchy non è mai funestato da tappeti gonfi di compressione. Sono belle canzoni, quelle che ci piace ascoltare quando andiamo a sentire una band nei piccoli club, davanti a un bicchiere di rosso o a una grondante birra media e che anche su disco mantengono inalterato quel sapore genuino e fragrante.