L’Organo Hammond, l’organo elettrico più famoso della storia, prende il nome dal suo creatore Laurens Hammond che lo progettò nel 1935. Non tutti sanno che il progetto originale era quello di uno strumento destinato alle chiese, in alternativa agli organi a canne che molte piccole comunità non potevano permettersi a causa dei costi elevati.
Il suo successo, però, arrivò grazie al grande uso che se ne fece nell’ambito della musica Jazz e Blues e, soprattutto Pop, Rock e Soul.
I primi utilizzatori, in questo senso, furono i jazzisti Jimmy Smith e Lou Bennett che, negli anni ’50, ne scoprirono la peculiare versatilità. Ma fu nel decennio successivo che esplose una vera e propria moda dell’Hammond, grazie a tastieristi che lo portarono su dischi apprezzatissimi dal pubblico più giovane. Keith Emerson (prima coi Nice, poi col trio Emerson Lake & Palmer),  Rick Wakeman (Yes), Booker T. Jones (Booker T. & The MG’s), Al Kooper, Brian Auger, Jon Lord (Deep Purple), Rick Wright (Pink Floyd), Tony Banks (Genesis), Billy Preston, Steve Winwood (Spencer Davis Group, Traffic) sono solo i primi nomi che vengono in mente tra i grandi nomi del Rock’n’Roll ad aver sfruttato il suo caratteristico sound. Anche in Italia, non mancano i virtuosi dell’Hammond e sicuramente, tra i pionieri, devono essere citati Gabriele Lorenzi (Lucio Battisti, Formula 3), Vittorio Nocenzi (Banco del Mutuo Soccorso), Flavio Premoli (Premiata Forneria Marconi) e Tony Pagliuca (Le Orme). Il modello più ricercato è senza dubbio il C3, diretto discendente dell’altrettanto apprezzato B3 (nella foto) che, oltre a alcune modifiche tecnologiche, si differenziava per la cassa chiusa al posto delle quattro gambe.
Immancabile, a fianco di ogni Hammond è l’amplificatore Leslie che, dotato di un altoparlante rotante, conferisce allo strumento il classico vibrato. La rotazione degli altoparlanti, che può essere accelerata attraverso un comando a pedale, restituisce al suono un effetto Doppler diventato marchio di fabbrica del suono Hammond nel Rock.
Nel tentativo di produrre uno strumento che imitasse il suono del classico organo a canne, l’Hammond utilizza la sintesi additiva delle forme d’onda armoniche per generare i suoni sfruttando una serie di ruote foniche che somigliano a degli ingranaggi. Queste ruote vengono azionate da un motore sincrono elettrico che, grazie al continuo avvicinarsi ed allontanarsi dei denti della ruota fonica, crea una variazione di campo magnetico in corrispondenza del pick-up, proprio come avviene per gli strumenti elettrici a corda (basso, chitarra ecc…).
A causa di questa tecnologia decisamente meccanica, ci sono state in passato molte diatribe sulla definizione da dare allo strumento, passando per organo elettrico, elettromeccanico, elettronico fino al neologismo elettrofonico. Alla fine si finì col chiamarlo semplicemente Organo Hammond, quando fu chiaro che a quella definizione corrispondeva ad uno strumento dalle caratteristiche ben definite.
Negli anni ’70 la sua stella cominciò pian piano ad offuscarsi, in favore dei primi sintetizzatori Moog che aprirono la strada alle avanzatissime tastiere elettroniche degli anni ’80. Dagli anni ’90, però l’Hammond è diventato protagonista di svariati e puntuali rilanci che lo hanno reso uno degli strumenti più apprezzati dell’intera storia della musica pop.