Artista: Faust’o
Etichetta: Dischi Ricordi
Anno: 1982
Ristampa 2015: On Records Japan / Audioglobe

Un cielo nuvoloso al tramonto (la foto del poeta Nanni Cagnone scelta per la copertina) è un’immagine perfetta per descrivere il contenuto del quinto LP di Faust’o. Un disco che, tra le nubi, lascia intravedere qualche raggio di sole oscuro ma quieto, docile ma ansioso; come se la rinascita artistica iniziata con lo sperimentale Out Now avesse finalmente trovato la strada per mettere in scena il vero Fausto, quello che le esperienze precedenti avevano in qualche modo ostacolato in favore di scelte commerciali fine a se stesse. E, infatti, sebbene siano in molti a pensare che l’LP non abbia titolo, è molto probabile che si intitoli proprio Faust’o, a sostenere la tesi che si tratti di un lavoro intimo, nel quale l’autore riesce a mettere a nudo una manciata di se stessi perfettamente a fuoco, magnificamente in parte e stupendamente confezionati.
Dopo l’esperienza avant-garde di Out Now era lecito aspettarsi un nuovo azzardo e invece Fausto, facendo tesoro del lavoro fatto in precedenza, pubblicò un album di canzoni. Dieci composizioni pure, dirette e disciplinate che si prendono cura dell’ascoltatore occasionale senza dimenticarsi di quello più preparato. La canzonetta da tre minuti diventa adulta e Fausto non è altro che il suo veicolo più credibile. “Comincio solo adesso ad essere discretamente personale. Tutto quello che appare retaggio culturale mi esce inconsciamente. Fino a poco tempo fa sapevo da dove mi arrivava, ma ora è solo roba mia” *
La produzione, affidata a Guido Carota, è precisa e disciplinata, talmente in sintonia con l’opera di Faust’o da riuscire a rendere concrete le idee e le intuizioni dell’autore per un prodotto impeccabile di avvolgente atmosfera in cui melodie, testi e impianto sonoro si amalgamano con sorprendente scorrevolezza. Carota, in questa occasione, è una specie di ater ego di Faust’o e diventa una figura fondamentale a fargli riacquistare fiducia nella sua musica. Il momento storico aiutò molto: l’elettronica del synt-pop stava lentamente lasciando il posto a una maggiore ricercatezza e nuovi strumenti come il Fairlight avevano portato nuova linfa vitale nelle scelte sonore di molti dischi d’oltre manica. Faust’o riuscì a capire le potenzialità di questo nuovo strumento e chiamò Roberto Colombo a suonarlo in una canzone (Cinque Strade) che si concretizzò come il primo brano italiano in cui fu utilizzato. Il modo di scrivere, produrre e registrare la musica pop in Italia ha sicuramente un prima e un dopo rispetto a questo disco. La trama sonora si mostra solidissima, centrata com’è sul contrappunto ritmico perfettamente coeso dall’amalgama di tastiere (spesso un pianoforte). Dall’impianto emergono spesso guizzi di chitarra elettrica e synth, con la voce di Fausto, precisa ed emotivamente partecipe, che finalmente appartiene alla sua storia. Un verso chiave della canzone Cinque strade (“Questa voce su un disco che gira e gira… e non è neanche mia”), d’altronde, è il preciso manifesto che si configura come il distacco dell’autore dalla sua precedente esperienza discografica, dichiarando, tra le righe, di essere finalmente il veicolo perfetto per la sua canzone. La chitarra distorta e il riff belewieano di Jeraldine  dimostrano che in Rossi c’è ancora una certa vena rock, manifestata da un andamento regolare fatto di intermezzi scontati ma piacevoli, arrotondati da una linea percussiva prepotente e decisa; l’assolo di chitarra (Umberto Rossi) è perfettamente in parte e aggiunge la giusta dose di glamour ad una canzone tagliente e vischiosa. È l’unico momento tipicamente rock dell’intero lavoro che, per il resto, assume tinte più dark, dense di una docile mestizia, arrampicate in situazioni intime di delicata introspezione. Alien, inaugurata da una drum machine in reverse, diventa presto uno dei più emozionanti momenti del disco, aprendosi in una orchestrazione decadente e misurata con accenni “contemporanei” che si susseguono fino a riempire progressivamente gli interspazi lasciati da una voce rotta e straziante. L’atmosfera dell’album (si ascolti ad esempio Rip Van Winkle) risente molto della musica tradizionale giapponese; tuttavia Faust’o è attentissimo ad accennare solamente, quasi a togliere ciò che era già solo accennato, concretando il senso sperimentale della sua ricerca musicale.
(…)
Grazie alla possibilità di sviluppare un progetto artistico in totale autonomia, con questo disco, l’autore raggiunge quello che fino a quel momento è il punto più alto della sua creatività sebbene, a ben guardare, fosse ben lungi dall’arenarsi. Rimane un mistero, il motivo per il quale questo album non sia mai rispuntato nei cataloghi del gruppo Bertelsmann / Sony, oggi proprietario di quello Ricordi, anche dopo che la Warner ha provveduto, in maniera piuttosto discontinua ma precisa, a riproporre i titoli del periodo CGD e Target, oggi di sua proprietà.
Non è da escludere che alla base ci siano anche degli antichi rancori, alimentati da un “famoso” episodio legato alla promozione del singolo Ch’an Cha Cha quando, durante una manifestazione estiva (chiamata Rockstar) presentata da Carlo Massarini all’Arena di Verona, Faust’o, anziché eseguire il playback del suo pezzo, si mise a sedere in posizione di Loto sul pianoforte a coda e mangiò una mela (una pesca? una pera?) mentre il brano suonava.
Fu la prima, plateale, manifestazione dell’insofferenza di Rossi nei confronti della discografia italiana, incapace di riconoscere il valore di un prodotto e limitandosi ad incanalarlo nelle operazioni di mercato fino ad allora conosciute.
La cosa non piacque a nessuno, né ai dirigenti della RAI (che mandò in onda la trasmissione registrata) né all’organizzazione della manifestazione (un mezzo fallimento già in partenza, tanto che nel pomeriggio tra i ragazzi di Verona cominciò a girare la voce –vera- che l’ingresso all’Arena era aperto a tutti gratuitamente, per agevolare le riprese sul pubblico che altrimenti non sarebbe stato numericamente televisivo), né, naturalmente alla Dischi Ricordi che qualche mese più tardi rifiuterà di pubblicare un nuovo disco di Faust’o. (Scheda tratta dal libro “Dentro Questi Specchi“, Crac Edizioni 2014, adattata per il blog)

* (Faust’o a Red Ronnie, TuttiFrutti, Febbraio 1983).

  

Faust’o, oggi, è finalmente disponibile nella sua prima uscita su Compact Disc grazie alla piccola indipendente giapponese On Records Japan che ha curato una nuova edizione, completamente rimasterizzata, disponibile anche in versione speciale (limited edition) contenuta in un prezioso box in legno assieme a un ricco booklet pieno di memorabilia da mandare in sollucchero gli appassionati.
Maggiori informazioni QUI:
https://www.facebook.com/OnRecordsJapan
http://onrecordsjapan.com/

  
(clicca per ingrandire)

.