Etichetta: Urtovox
Tracce: 11 – Durata: 39:21
Genere: Cantautori, Pop Rock
Voto: 9/10

Scrivere delle note introduttive per le proprie canzoni è sempre compito grave. Non bisognerebbe mai farlo a disco finito, perchè a quel punto il discorso è chiuso, esaurito, riversato in ognuna delle canzoni e nell’unica canzone che il disco stesso rappresenta: non hai più niente da dire e, soprattutto, non vuoi dire più niente; le storie sono lì e da sole dovrebbero raccontarsi. Si dovrebbe scriverle all’inizio le note, quando l’idea ti ha sfiorato il cuore e la mente, quando hai incrociato per la prima volta i personaggi, la splendida nebulosa che si fa canzone, disarticolata, l’intima cronaca di una scoperta,la timidezza del primo incontro, ma anche lì c’è bisogno di silenzio. Un nome non va sviscerato troppo a fondo per narrarne la storia. Organizzare un’idea, spiegarla, giustificarla al mondo, non è compito di chi racconta, è compito dei filosofi, o degli arroganti che hanno sempre chiara la parte del bene e del male.  Io so che questa lunga canzone è racconto di pupari, ladri, cantastorie, travestiti innamorati di Cristo e saltimbanchi della barricata. Un’invettiva di cenci intrecciata ai nomi di chi un nome non ce l’ha, non ha appartenenza né ingaggio, prestazione o valore di scambio. Tessuto di esistenze abusive e ferocemente viventi che, a differenza dell’uomo civilizzato, si mescolano a faccende d’impiccati rifiutando il commercio della corda. Canzone d’amore, sottratta a debito e colpa, che non chiede permesso d’esser cantata.” 

Con queste parole (alle quali ci sarebbe davvero poco da aggiungere) è lo stesso Cesare Basile a presentare il suo nuovo album, Tu prenditi l’amore che vuoi e non chiederlo più.
Il disco, che esce a quasi due anni di distanza dal precedente, si presenta come uno stupendo esemplare di album italiano che, prendendo esempio dai grandi chansonnier internazionali, sa esprimersi nella nostra lingua (molto spesso veicolata dal dialetto siciliano), con fervente comunicativa.

Basile annulla i sentimenti principali togliendo il sapore e l’aspetto alle emozioni, per arrivare puro e glabro al centro dei suoi versi. Racconta storie marginali abitate da uomini e donne silenziosamente ardenti, perdute in un universo sgradevole ma vivace, tra malfattori e artisti sgualciti dalla vita che arrancano su strade dure e sabbiose esprimendo sensazioni d’altri tempi trasportate in un mondo dannatamente attuale. L’arte, l’impegno sociale e la (nostra) Storia, confluiscono in un lavoro che si solidifica ad ogni nota, ad ogni canzone. Un impianto musicale perfetto e denso di collaborazioni (Manuel Agnelli, Rodrigo D’erasmo, Enrico Gabrielli e molti altri, con anche due eccellenti prove vocali offerte da Nicoletta Fiorina e Lilith) tengono assieme le parole dense della drammaturgica poesia che ha reso Basile uno degli autori più brillanti  della canzone d’autore. A chiunque vi dica che la nostra musica leggera ha esaurito lo smalto, potete sbattere in faccia questo disco.