Etichetta: Mom & Pop
Tracce: 11 – Durata: 43:30
Genere: Rock
Voto: 7/10

Australiana, Courtney Barnett pubblica il suo primo album dopo un tris di EP che ha incuriosito gli estimatori dell’indie rock di matrice ruvida. La sua musica è sempre a metà strada tra l’acida essenzialità dei Pixies e il confortevole appeal del glam rock dei T-Rex. Quello che  Sometimes I Sit and Think, and Sometimes I Just Sit mette in scena è un Punk Rock dalle caratteristiche soavemente understatement che ondivaga tra gli stridori delle chitarre elettriche e una vocalità curiosamente monocorde. Non c’è mai del vero “cantato” e le note, Curtney, le prende sempre per caso. Allo stesso tempo, non strilla: canta a voce alta perché ha cose da dire e ha trovato il modo di farlo con la chitarra a tracolla, cancellando in un solo colpo tutti i tentativi finora tentati da illustri colleghe del passato. Non è Patti Smith ma nemmeno Suzie Quatro. Per dire che gli esempi, Barnett deve averli presi in modo da stare lontana dallo stereotipo del rock femminile, puntando più a qualcosa di maggiormente universale, dove a vivere sono le storie raccontate, che odorano di Cormac McCarthy, fatte di mezze tacche, personaggi sciagurati, cadaveri e sofferenze per i mali del mondo.
Barnett è un personaggio molto interessante, capace di nascondere dietro ad un aspetto distrattamente country, un’intelligenza feroce e determinata in grado di renderla simpatica per la capacità di estraniarsi dai facili richiami delle mode che gravitano attorno al mondo della musica. È umile ma piena di vivace comunicativa, leggera ma sapientemente ficcante, perfetta conoscitrice del verbo del Rock (prima Blues e poi  Rock’n’Roll) che adagia su una scrittura esemplare, forse solo un tantino derivativa. Quasi tutti i pezzi fanno esclamare vicinanze stilistiche con qualcos’altro, da Lou Reed ai Sonic Youth passando per i Nirvana fino ai già citati Pixies ma, come si evince dalla dimensione dei nomi, riuscendo a tenere alta la qualità.
Insomma, un nome da tenere presente per chi teme sempre per le sorti della configurazione basso-chitarra-batteria che, a quanto pare, gode di ottima salute.