Etichetta: S-Object
Tracce: 7 – Durata: 45:46
Genere: Elettronica, Sperimentale
Voto: 8/10

OZmotic sono un duo con base logistica a Torino formato da Stanislao Lesnoj e SmZ. La loro musica affonda le radici principalmente nella musica elettronica sperimentale del Novecento, con applicazioni che divagano tra Musica Classica, Jazz, Acusmatica e Concreta. Air Effect è il loro terzo lavoro che inaugura una illustre collaborazione con il musicista viennese Christian Fennesz che, di questa musica, può essere considerato il maggior esponente degli ultimi 15 anni.
Si tratta di un disco, come è facile immaginare, che poco concede alla musica tonale e che si concentra maggiormente nell’esplorazione sonora fatta di texture concrete, campioni e tappeti soffusi, dove i due musicisti italiani innestano temi apocalittici di percussioni e sassofono. Fennesz è “solo” il perfetto collante di un’operazione che sembra fatta apposta per ospitare le sue gesta.
Come nella miglior tradizione della Musica Concreta, i suoni ambientali presenti nell’album sono stati raccolti direttamente dai musicisti nel territorio della provincia torinese nell’ambito del progetto Paesaggi Sonori che vi si è svolto la scorsa primavera. C’è dentro di tutto: i rumori del traffico, le voci della folla al mercato, i sibili della metropolitana, i rombi di un temporale e… molto altro. Il flusso sonoro è raccolto in sette tracce, esibite senza soluzione di continuità, in grado di creare un ambiente astratto che muta la sua natura, tra il soffice e l’inquietante, in un perfetto equilibrio musicale in grado di restituire un mosaico audio evocativo e affascinante.
Fennesz porta il suo mondo in quello degli OZmotic in maniera piuttosto educata, integrandosi con grande abilità nell’esposizione armonica. Il suo tocco etereo e minimalista si adatta con rigore alle divagazioni appuntite e dirompenti degli OZmotic.
Ne esce un album estremo, ma per niente ostico, nel quale i timbri vestono il ruolo dei protagonisti. Riconoscere il suono familiare del sassofono o della chitarra elettrica, talvolta ha un effetto straniante, come se gli strumenti musicali finissero per essere i reali intrusi dell’opera.
Sebbene Air Effect racchiuda un vero e proprio concept, è piuttosto facile lasciarci trasportare da queste composizioni in mezzo a panorami del tutto personali, probabilmente nemmeno contemplati in fase di scrittura e non è impossibile che gli scenari cambino ogni volta che il disco viene messo a suonare. Una caratteristica che definire perfetta, per un lavoro di questo genere, è sicuramente limitante.
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