LESA (Laboratori Elettrotecnici Società Anonima) è un’azienda fondata dall’imprenditore Nello Meoni e dal tecnico Luigi Massaroni a Milano nel 1929. Con un’attività iniziale incentrata sulla produzione di componenti elettronici, raggiuse una certa fama nel dopoguerra grazie alla produzione di piccoli elettrodomestici. Fu in quegli anni che gli stabilimenti di Tradate e Saronno, con una forza lavoro complessiva che superava le duemila unità, resero la LESA una delle più floride aziende italiane. Tra gli anni ’50 e ’60, il nome dell’azienda divenne particolarmente popolare grazie al successo ottenuto dalle famose fonovaligie.
Si trattava di giradischi di buon livello tecnico che, dotati di coperchio e di maniglia, potevano essere facilmente trasportati come una valigetta (da qui il nome).
Negli anni ’60 vennero prodotti circa 400.000 giradischi e un circa 200.000 tra mangiadischi e combinati (giradischi + registratori a bobina) tra cui alcuni veri e propri impianti completi, dotati di amplificatore e casse separate.
Con una organizzazione aziendale estremamente sofisticata per l’Italia di quegli anni, con uffici dedicati unicamente alla Ricerca & Sviluppo, sul modello delle analoghe aziende nordeuropee e asiatiche, la LESA non faticò a farsi strada anche nei mercati esteri, lanciando nuovi sistemi di testine, amplificatori e altoparlanti riscuotendo grande successo con una innovativa tecnologia per i cosiddetti “cambiadischi”, volti a superare i vecchi problemi di “scattosità” dei vecchi pick-up.

Se qui in Italia ci si ricorda in particolare delle fonovaligie, in realtà, nel mondo, la LESA è famosa in particolare per un giradischi prodotto nel 1970 chiamato “Professional Six” (o anche “PRF/6“), nato per soddisfare le esigenze del mercato statunitense ed accolto dagli americani come eccellente esempio di alta fedeltà italiana tanto che le recensioni sulle riviste specializzate dell’epoca lo descrivevano come un “superbo giradischi automatico, che funziona mirabilmente e che è una gioia usare sia come apparecchio automatico che manuale (…) Considerato nel suo insieme: funzionamento, estetica, costruzione e impressione generale, ci togliamo il cappello di editori davanti alla gente di Milano che ha creato questo nuovo prodotto”.
Nonostante questi incoraggianti approcci con tecnologie più raffinate, LESA non riuscì a tener testa alla diffusione dei prodotti elettronicamente avanzati richiesti dall’esplosione dell’Alta Fedeltà, forse anche a causa di un pregiudizio da parte di chi l’aveva conosciuta per le fonovaligie, ormai diventate obsolete. Fu proprio con la diffusione sempre più imponente di apparecchi Hi-Fi che l’azienda iniziò a porsi il problema di come sopravvivere e, al pari di altre aziende, si rese conto di come la produzione di oggetti “consumer” non potesse competere con quella dei giganti orientali. LESA tentò un ulteriore excursus nel settore dell’Hi-F, stravolgendo completamente l’intera strategia dell’immagine aziendale: cessarono le denominazioni di fantasia degli anni sessanta (i nomi delle fonovaligie variavano tra crystal, sagittario, alcione, zanzibar, zaffiro, perla, etc…) e vennero introdotte nuove tecniche progettuali, nuovi design e denominazioni che, in anticipo rispetto ai canoni del decennio entrante, divennero alfanumeriche (LF 1203, SC1905, SC1905 BS, etc…), LESA mostrò ancora una volta di essere all’avanguardia ma la concorrenza cominciò a diventare spietata e nei primi anni ’70 ci fu il primo vero scossone sindacale per l’azienda che portò al fallimento nel corso del 1972. Grazie a periodi di amministrazione controllata, poi di cessione del marchio e infine di acquisizione da parte della SEIMART, che spostò la produzione nel begamasco, l’attività del marchio LESA continuò fino al 1984 quando le catene di montaggio dell’universo Seimart, si fermarono progressivamente. Contemporaneamente qualsiasi produzione riconducibile al know-how LESA cessò definitivamente.
Come spesso accade, gli appassionati hanno spesso trovato il modo di evidenziare la superba qualità delle vecchie fonovaligie e non è difficile incontrare, sia tra i mercatini che in giro per la Rete gruppi di estimatori e di collezionisti che ne ricordano con nostalgia le proprietà.
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