Etichetta: City Slang
Tracce: 12 – Durata: 40:57
Genere: Folk, Rock
Voto: 8/10

Il nuovo disco della premiata ditta Burns/Convertino è una conferma. I Calexico producono il nono album della discografia ufficiale come da manuale. La progressione di Edge of The Sun è perfettamente in linea con la loro scuola, densamente adagiata tra le nevrosi della metropoli con la testa persa i cactus e le sabbie del deserto.
Pieno di collaborazioni (Sam Beam/Iron & Wine, Amparo Sanchez, Neko Case, Nick Urata dei Devotchka, Ben Bridwell della Band of Horses, Carla Morrison e molti altri), l’album è una raccolta di splendide gemme di Folk Rock, capaci di evocare tanto Bob Dylan (When The Angels Played) quanto gli America (Bullets & Rockets  con Sam Beam), mantenendo sempre in tiro la potenzialità pop che, fin dai tempi di Garden Ruin, emerge fresca e vivace in ogni loro album.
Non mancano le intuizioni Tex-Mex perfette per riscaldare l’atmosfera dei concerti come la Cumbia de Donde (sorta di Guero Canelo 2.0) e la strumentale Cayoacan (che mischia l’esuberanza mariachi con la colonna sonora dei telefilm di Zorro).
Insomma, Calexico al cubo che, sebbene possa apparire come un lato vagamente negativo, risulta la chiave perfetta per fare di Edge of The Sun il disco che volevamo. Burns & Convertino, come dicevo poco fa, hanno elaborato un suono che va oltre lo stile, diventando autentica scuola. Per tutto lo svolgimento dell’album non si trovano passi falsi a meno che non si intenda definire tali i momenti di grande Folk-Rock che ce li fanno riconoscere alla prima battuta.
Dopo il viaggio a New Orleans per il precedente Algiers, stavolta i Calexico sono andati a registrare in Messico ed è questa la ragione per cui in molte tracce si torna a respirare il mood che ce li fece conoscere sul finire degli anni ’90.
Edge of The Sun ha potenzialità rasserenanti e metterlo a suonare dona momenti di grande conforto, sia quando ci sorprende con ritmi blandamente caraibici (Moon Never Rises, con la bella voce di Carla Morrison) che quando scende nelle terre torride del vecchio continente, incontrando il Blues greco dei Takim (World Undone).
È vero: non è un disco che sorprende ma è perfetto per quei momenti in cui ci coglie il bisogno di ascoltare musica densa di certezze e che riesca a risuonare nelle nostre anime senza spigoli né invenzioni.
A portare l’aria fresca ci pensano gli ospiti che, quasi sempre, finiscono con l’essere parte integrande della band esulando dal ruolo fastidioso di “cameo”. Pedal Steel, spazzole sul rullante, fiati squillanti e armonie vocali della più bell’acqua, sono tutte al loro posto: è il nuovo disco dei Calexico.
(Se avete ancora il giradischi, acquistate la versione in vinile (colorato): contiene un disco in più, con sei pezzi TUTTI mediamente superiori al miglior pezzo dell’album ufficiale, senza maggiorazione di prezzo).

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