Etichetta: Polyvinyl
Tracce: 10 – Durata: 43:28
Genere: Pop Rock
Voto: 6/10

Una delle più promettenti band del nuovo millennio sono i (nonostante il nome) georgiani of Montreal che dopo un esordio sfavillante hanno dimostrato di non avere una chiara linea di condotta, prodigandosi, di volta in volta, nella ricerca di un sound che fatica a trovare una direzione.
Se nel capitolo precedente si svolazzava tra soluzioni funk, prese in prestito da George Clinton e Prince, in questo nuovo Aureate Gloom sembra di essere al cospetto di un disco di outtakes dei Blur, con tutte le derive british (Beatles, Kinks e Bowie) che hanno ispirato nel corso degli anni la band di Damon Albarn. Non che questo renda il disco sgradevole, tutt’altro, ma si rimane un po’ perplessi nel valutare un lavoro così specificamente sfacciato.
Poi, certo, Kevin Barnes non è un imbecille e riesce a metterci dentro molta della sua fecondità (e Vigilan Lots ne è un esempio eccellente) ma è più facile lasciarci impressionare dalla derivazione piuttosto che dalla reale creatività. Sono molto belli i cambi di registro e le soluzioni sonore e in qualche occasione è davvero difficile tenere a bada i riflessi del piedino che finisce inevitabilmente per battere il tempo.
Ma. Manca sicuramente quel pizzico di azzardo che avrebbe reso l’album un esemplare perfetto di indie-pop. Quelle volte che viene deviato il tiro, verso qualcosa di più autoctono, si compie lo sforzo di omaggiare i primi DEVO (Empyrean Abattoir) ma, ancora una volta, ci sembra un po’ pochino.
Ciò detto, ripeto il concetto di assoluta gradevolezza dell’ascolto ma, se si trattasse del lavoro di una band esordiente, avremmo potuto gridare al miracolo. Nel caso degli of Montreal, purtroppo, era lecito aspettarsi di più.

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